TRAFFICO DI OLOTURIE: 21 ARRESTI FRA TARANTO, BARI E BRINDISI

Smantellata organizzazione dedita alla cattura ed esportazione dei "cetrioli di mare"

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Nella mattinata di lunedì 20 maggio, la Guardia di Finanza di Taranto – gruppo aeronavale – ha arrestato 21 persone (9 in carcere e 12 sottoposte agli arresti domiciliari) accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere e disastro ambientale. Le misure cautelari sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto.

Stando alle indagini, avviate già nel 2021 e coordinate dalla Procura della Repubblica, gli indagati avrebbero fatto parte di un’organizzazione operante nelle province di Taranto, Bari e Brindisi, che sarebbe dedita alla cattura e lavorazione delle oloturie, finalizzate alla successiva esportazione, determinandone la graduale scomparsa dal litorale jonico.

In particolare, tra il 2022 e il 2023, i militari hanno sequestrato, nei confronti di alcuni indagati, oltre cinque tonnellate di echinodermi pescati nelle acque del litorale tarantino, due locali adibiti allo stoccaggio e lavorazione delle oloturie e arrestato un 50enne che avrebbe realizzato un vero e proprio laboratorio, sprovvisto di autorizzazione sanitaria, dotato di essiccatori, per la lavorazione e successiva esportazione delle specie “Holothuroidea”.

L’organizzazione si sarebbe servita di autotrasportatori stranieri per la spedizione in Grecia e Turchia del prodotto pescato ancora vivo, ma anche di ignari operatori di note aziende della logistica per spedizioni nazionali ed estere del prodotto lavorato ed essiccato.

Le oloturie, conosciute anche come “cetrioli di mare”, risultano assai preziose sia per i bracconieri ittici e per il sistema di broker che ne cura l’esportazione in Cina, dove il valore raggiunge anche 700 euro per chilogrammo, con punte di 3.000 euro per chilogrammo.

Un giro di affari milionario, scoperto già nel 2017 grazie all’operazione “Deserto Blu”, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, che pose le basi per il riconoscimento, da parte della Corte di Cassazione, della pesca di frodo come delitto ambientale, mediante la pionieristica applicazione dei cosiddetti “Ecoreati”, introdotti nel Codice Penale con la legge 68 del 2015.

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