AERONAUTICA: CAMBIO AL VERTICE DEL COMANDO SQUADRA AEREA

Presso il 36° Stormo di Gioia del Colle il Generale di Squadra Aerea Gianni Candotti è subentrato al Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti

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Giovedì 27 giugno, presso il 36° Stormo Caccia di Gioia del Colle si è svolta , per la prima volta in Puglia, la cerimonia di avvicendamento al Comando Squadra Aerea tra il Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti, uscente ed il Generale di Squadra Aerea Gianni Candotti, subentrante. La cerimonia è stata presieduta dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso. Hanno ulteriormente impreziosito l’evento la partecipazione di numerose autorità civili, religiose e militari, tra cui il Presidente della Regione Puglia, il Sindaco della Città di Bari ed il Prefetto di Bari.

Il Generale Giancotti che lo scorso 12 giugno è stato nominato Presidente del Centro Alti Studi Difesa, ha aperto il suo discorso di commiato evidenziando che “il 36° Stormo, prescelto per questa cerimonia, è uno degli Stormi della Squadra Aerea. Ciò è per sottolineare la natura operativa del Comando, che deve essere interiorizzata e vissuta anche simbolicamente. La nostra Forza Armata esprime oggi una eccellenza operativa ammirata nel mondo. La coesione, le idee, le dinamiche e i risultati che ho visto svilupparsi attraverso queste tappe rendono lieve il mio distacco: l’eccellenza che ammiro crescerà ancora molto bene anche senza di me. Auguro che essa mai sia arrogante e che mai si accontenti. Al Gen. Candotti ufficiale di valore, saggio, equilibrato, competente, un fraterno augurio di condurre questa meravigliosa squadra a nuovi traguardi, partendo da quelli impressionanti fin qui raggiunti e di crescere insieme alla tua gente come sono cresciuto io”.

Il Generale Candotti, nel ringraziare le Superiori Autorità per la fiducia concessa ha evidenziato che “sarà occasione per mettere a frutto la mia esperienza operativa maturata in vari incarichi trascorsi vicino alle miserie del mondo. L’incarico di Comandante della Squadra Aerea è un importante cambio di prospettiva. Le operazioni aeree si susseguono senza interruzione, non riconoscono anniversari, ricorrenze familiari e, spesso, si sommano ad altre difficoltà della nostra vita. Necessitano di personale preparato, addestrato e pronto all’azione in tempi ristretti.”

La cerimonia ha avuto termine con l’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso che dopo aver salutato le autorità civili e militari ed aver omaggiato la bandiera di guerra del 36° Stormo e tutte le bandiere di guerra dei Reparti del Comando Squadra Aerea e dell’Aeronautica Militare, ha voluto sottolineare l’importanza del momento dell’avvicendamento al vertice della Squadra Aerea e gli importanti obiettivi e notevoli livelli di crescita che durante il periodo di comando del Generale Giancotti essa ha raggiunto. Esprimendo l’orgoglio e l’apprezzamento per il lavoro del Generale Giancotti e di tutto il personale, il Capo di Stato Maggiore ha enfatizzato il ruolo fondamentale del Comando Squadra Aerea, “il braccio operativo dell’Aeronautica Militare che sostanzia tante capacità operative e dove opera la metà degli uomini della Forza Armata”.

Il Generale Rosso ha, inoltre, augurato buon lavoro al Generale Candotti nella scia dell’eccellente operato del suo predecessore.

​Il Comando Squadra Aerea dell’Aeronautica Militare è uno dei tre Comandi di Vertice della Forza Armata. Si occupa di addestrare, predisporre e mantenere una elevata prontezza operativa e correlata autonomia logistica, necessari al conseguimento degli obiettivi definiti dalla Forza Armata, allo scopo di garantire la sicurezza dello spazio aereo nazionale approntando ed impiegando gli uomini ed i mezzi a disposizione per esprimere al meglio il Potere Aerospaziale in operazioni aeree e servire il Paese, a livello interforze, interagenzia e multinazionale.

Il Generale Fernando Giancotti ha voluto ringraziare la Puglia con un accorato messaggio di saluto:

La Puglia dal cielo…

 

Anni e anni ho volato, giorno dopo giorno, e la mia casa era la terra di Puglia. Una terra per la gente di superficie, ore per attraversarla. Una casa per me, una volta in volo. Una casa tanto abituale da non essere notata più, quasi. Mi muovevo nei suoi ambienti in pochi minuti, dallo Ionio all’Adriatico. Senza dover più pensare dove andare, che prue mettere, che tempi prevedere. Come tra le stanze della tua casa. Una casa che è base per i tuoi viaggi, che ti ospita e ti restituisce ogni giorno al tuo lavoro. E per ogni decollo essa supportava una impresa, molte volte diversa. Voli impegnativi di addestramento, in cui eri valutato ogni volta; voli brevi e intensi di combattimento, molta adrenalina, fatica e divertimento; lunghi voli strumentali, per condurre il tuo aereo molto lontano e in tutte le condizioni meteorologiche; voli operativi per il controllo di quel cielo e molti altri ancora. Una casa che ti vedeva partire centinaia di volte, per voli da cui tornavi con la gioia nel cuore o che ti restituivano al suolo frustrato e insoddisfatto. E sempre ti veniva incontro la Murgia pietrosa, porgendosi verso l’alto qualche centinaio di metri, uguale a se stessa e sempre diversa. E ti accoglieva. E comunque la sua sottile bellezza di casa consueta trafilava attraverso le abitudini, a rinnovare sensazioni già vissute. O si imponeva prepotente allo sguardo e all’anima. Come in primavera, quando i muri a secco dei campi tornavano ad essere antiche cornici di verdissimi quadri, rigoglio di grandi alberi e di cespugli fioriti, magica, effimera mutazione del deserto estivo. O quando una gravina sprofonda misteriosa sotto il velivolo e sfila subito dietro la coda, lasciando il senso di una storia infinita di torrenti, erosioni, frequentazioni d’animali e d’uomini, in un solo istante. Come quando le tracce evidenti di un villaggio peuceta ti dicono di un popolo di quella terra da età remote, tanto vitale quanto poco noto, affascinante per questo. O i resti semisommersi di un porto greco e poi romano sussurrano in un attimo di quelle civiltà e di quella Apulia per esse fondamentale cerniera. O quando il bianco candido di antiche architetture urbane, splendide per spontanea, misteriosa armonia, schiaffo a molti squallori del nostro tempo, restituisce al sole e al cielo la sua luce e, insieme, bellezza. E ancora, l’anima di quella terra tocca la tua per prolungati istanti sorvolando la grande valle dolcemente ondulata di colli, incoronata di belle cittadine, costellata di miriadi di piccole costruzioni, bianco e grigio antichissimi, latte di calce e pietra viva e tagliente, stupendamente intessute nel verde di un paesaggio magico, una Terra di Mezzo non ancora narrata, abitata da un popolo invisibile e senza tempo, anch’esso baciato da una inconsapevole armonia. La valle dei trulli, specialissima normalità, cartoline, sguardi distratti da turista, spesso abituale al punto da non essere notata più, racchiude un senso profondo di questo paese. Raccoglierne l’insieme dall’alto lo richiama, te lo lascia sfiorare. Poi ancora, i castelli ti parlano più a lungo. Visibili da lontano, comandano a volte attenzione e la velocità ne concede un po’. E non risposte, ma domande essi porgono. E ti chiedi quanto abbiano davvero visto di quello splendido medioevo, del grande imperatore e della sua corte dotta e gaudente, delle sue cacce e della sua scienza. E quelli sul mare ti chiedono quali velieri avessero visto nel porto attraverso i secoli e se le feluche nere dei saraceni avessero acceso anche lì incendi d’emozioni o roghi di case e di carni. E ancora il mare ti parla, nella lingua affascinante e antichissima del padre Mediterraneo, fatta delle forme sacre dell’olivo, del verde smeraldo di bassi fondali o dell’azzurro cupo del mare profondo, di rocce a strapiombo e di lunghe spiagge, di baiette di sogno e di piccoli porti di pescatori, di grotte e di vele che, da lontano, potrebbero essere ancora cotone. E ancora fitte foreste, relegate sui monti, residuo di ciò che si affacciava sullo stesso mare, quando era per gli uomini divinità rispettata.

Molti altri veloci segnali quella terra ha regalato al mio volo, punti di un quadro impressionista dipinto pian piano nell’anima, a completare e arricchire ciò che apprezzi da terra. E la sottile bellezza di quella casa mi è rimasta nel cuore.

Nella mente, l’idea triste che tutto ciò che mi è apparso Bellezza è da prima di noi, di questa nostra recente civiltà. Mentre ciò che è brutto viene da noi. Fumi, cemento, sporcizia, rumore.

Ma la voce di quella bellezza ci parla attraverso il frastuono e ci chiede un’altra civiltà, che non la cancelli, che sappia farla ricrescere, che le restituisca il suo posto ancestrale di meravigliosa divinità, rispettata dagli uomini. Ascoltiamola.

Fernando Giancotti

 

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