“SINISTRA, SERVE UN NUOVO PROGETTO COSTITUENTE”

L'INTERVENTO DI FRANCESCA IRPINIA (ARTICOLO 1)

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Riceviamo e pubblichiamo un intervento sulle elezioni  di Francesca Irpinia, componente del Consiglio Nazionale di Articolo 1.

Lontano dal risultato delle elezioni amministrative, il centro sinistra, anche a Taranto, incassa una sconfitta devastante. A nulla sono valsi i giorni intensi di campagna elettorale troppo breve per ribaltare un risultato già scritto in una partenza precipitosa. A TARANTO, come in tutto il SUD, il partito vincitore di preferenze con 32,71% è il Movimento 5 Stelle, all’interno di un trend di partecipazione in caduta libera. Se nelle elezioni locali si vota l’impegno dei singoli candidati per il territorio, alle politiche conta soprattutto il voto d’opinione. Emerge un quadro completamente destrutturato e disarticolato di una politica che ha perso il contatto con la realtà.
Il fatto politico da rilevare è che tutti gli schieramenti sul caso dell’acciaieria hanno scelto semplicemente di non rispondere. Completamente fuori dal tempo o senz’alcuno sforzo di soluzioni tecnicistiche, quando esistevano, le posizioni del centro destra. Confusionarie e schizofreniche quelle del movimento cinque stelle e precarie quelle del centro sinistra. Il tema è assente anche nella “Carta di Taranto”, dove le ricette scritte hanno prevalentemente il gusto tradizionale delle compensazioni, dell’indennizzo, delle politiche del 900 e della cassa del mezzogiorno, senza uno straccio di disegno a misura di contesto, chiuse nelle corti della logica amministrativistica e burocratica e, cosa peggiore, che si sono dimostrate fallimentari per oltre mezzo secolo. Ricette tecnicistiche appunto, da buoni amministratori, senza visione politica.
É dunque una politica lontana dai cittadini e dai territori, quella che è uscita umiliata dalle urne. Se la posta in gioco era la possibilità di rispristinare un sistema sociale che si accartoccia su stesso per mancanza di visione e conseguenti riforme strutturali, in assenza di una proposta seria e vincente, la popolazione ha scelto la via facile delle politiche di assistenzialismo, placebo che da decenni supplisce alla mancanza di nuove opportunità di crescita e di sviluppo. Appare persino superfluo sottolineare quanto sul fronte dell’ecologia anche lo sviluppo di nuovi impianti di energia verde diventa una lotta campale per cui si spreca una posizione solo conservatoristica dell’ambiente, senza alcuna dinamicità e progresso, per mantenere invariate le posizioni e rapporti di forza con una parte risibile di elettorato. Senza una visione concreta di ecologia, senza considerare ricchezza il mosaico variegato di potenzialità ancora inespresse dei territori, l’ecosocialismo è ancora veramente un obiettivo molto lontano vista la radicata miopia. Le persone che vivono sulla propria pelle da anni questi problemi, stufe di ricette stantie, hanno scelto chi rispondeva alla richiesta di novità, o chi è apparso piu’ vicino nel sentire e nel dare risposte al grido di dolore della profonda ferita sociale che è ancora marcatamente presente in tutto il mezzogiorno.
Ecco perché è assurdo che il centro sinistra abbia scelto una linea di comunicazione e propaganda che ha come guida un’agenda Draghi, un’agenda di un governo senza formula politica e che quindi non ha e non avrebbe potuto mai dare riforme strutturali al Paese, seppur necessarie ad ottemperare alle richieste dell’Europa. E dire che il programma della lista PD- Italia Democratica e progressista ha l’agenda sociale piu’ ricca e compiuta sui temi dalla salute, del lavoro e della scuola. Profetico in questo l’intervento del segretario della CGIL Landini che il 13 settembre bacchettava i partiti con una dichiarazione netta “non do indicazioni di voto, governi di destra e di sinistra hanno peggiorato la vita della gente”.
Lo scollamento del Pd dal Paese reale forse è stato reso possibile mancanza di autonomia culturale da giornali, mass media, Establishment e poteri economici che ha portato ad un appiattimento del senso critico fino a quasi, troppo spesso, la negazione della propria identità.
Perso nella propria bolla mediatica, e nell’ossessione per il leaderismo, in 15 anni il Pd ha avuto nove segretari e mai una visione del futuro da proporre agli elettori.
E’ arrivato il momento di ricominciare dal dare all’elettorato la possibilità di riconoscersi in un nome, che non solo per cause geometriche, significhi Sinistra, provando di ricordare cosa ciò voglia dire, e partire con umiltà a ritessere lo sfilacciamento con il mondo reale prima dell’ennesima corsa al toto segretario. Il punto è che c’è bisogno, oggi, di una discussione larga a sinistra, fuori dai fortilizi dei partiti e dei congressi. Da questo punto di vista, nelle parole di Enrico Letta c’è un appello generoso a ricostruire l’opposizione, prima, e la sinistra poi. E probabilmente piu’ di un percorso rifondativo c’è bisogno di un progetto costituente nuovo.

 

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