SCORIE: A TARANTO C’E’ CEMERAD

La bonifica del capannone di Statte non si è mai conclusa. Parla il sindaco Andrioli

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Ha destato forti proteste anche nel Tarantino il fatto che il Comune di Laterza, al confine con la Basilicata, sia stato individuato tra i possibili siti dove smaltire i rifiuti nucleari, ma Statte, a pochi chilometri da Taranto e dall’acciaieria ex Ilva, ha già da tanti anni una discarica di materiale radioattivo che ha ospitato anche le scorie di Chernobyl. E qui ci sono ancora circa 3mila fusti da portare via. Si tratta della Cemerad, un capannone di 3840 metri quadrati, sequestrato dalla Procura di Taranto nel 2000 e affidato in custodia al Comune di Statte mentre la società Cemerad (affittuaria dell’immobile) è invece fallita. Per lungo tempo, il sito è stato abbandonato. Poi una legge del 2015 ha consentito l’avvio della rimozione dei fusti, stanziando 10 milioni di euro ed affidando l’intervento all’allora commissario di Governo per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli). L’intervento, partito nel 2017, non è ancora terminato. “Ci sono ancora 3mila fusti da portare via – dichiara ad AGI il sindaco di Statte, Franco Andrioli -. Rispetto ai 16mila inizialmente conteggiati, ne sono risultati circa 2mila in più. Sono a bassa radioattività, sono stati tutti infustati, cioè il fusto è stato collocato in un altro fusto, e collocati su pedane. Attendono di essere portati via”. “Quando accadrà, non lo so, ma la prossima settimana riprenderò a scrivere sul tema – prosegue Andrioli ad AGI -. Chiederò al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, divenuto nel frattempo commissario alla bonifica al posto di Corbelli, di occuparsi della questione. Nel passaggio di competenze, per ora ho perso un riferimento certo e il sito ex Cemerad non è più vigilato”. Per il sindaco di Statte, “a rimuovere gli altri rifiuti dovrà essere ancora Sogin, ma la società va pagata. Il materiale più pericoloso – precisa – è stato già allontanato dall’area, portato all’estero, trattato e rientrato in Italia dove è stato stoccato in siti specifici autorizzati”. Mesi addietro il sindaco Andrioli sperava che la bonifica Cemerad potesse completarsi a luglio 2020,ma così non è stato anche perché quest’ultima fase è coincisa con la scadenza del mandato commissariale di Vera Corbelli, nominata dal ministro dell’Ambiente nel 2014.
Quando Ispra ha censito il sito Cemerad, ha riscontrato la presenza complessiva di circa 16.500 fusti dei quali circa 3.480 potenzialmente radioattivi e 13.020 potenzialmente decaduti. L’origine di tali fusti, rilevò Ispra, è costituita da:  fusti di rifiuti (potenzialmente radioattivi e/o decaduti) provenienti da attività sanitarie (ospedali e cliniche pubbliche e private, laboratori Ria ecc.);  fusti radioattivi contenenti filtri di condizionamento contaminati dall’evento Chernobyl
(radionuclidi Cs-137 e Cs-134) ritirati da strutture pubbliche e private; infine, fusti con sorgenti radioattive (parafulmini, rivelatori di fumo, sorgenti di taratura, fili di Iridio, vetrino con uranio naturale, ecc.). Il  15 maggio 2017 sono cominciate le operazioni di rimozione dei filtri Cernobyl e delle sorgenti. I fusti complessivamente trasportati a maggio  2017 sono stati 86 (27 fusti con sorgenti e 59 fusti con filtri dell’evento Cernobyl). La rimozione è poi proseguita dal 27 novembre 2017. A fine 2018, risultavano allontanati 2.038 fusti. Mentre da gennaio 2019 sono stati previsti anche i trasporti verso Nucleco (fusti con materiale radioattivo) in ragione di un trasporto ogni 3 settimane, intervallati con quelli previsti verso gli altri operatori. Al 31 dicembre 2019, risultavano allontanati dal sito ex Cemerad 10.408 fusti di cui 88 contenti sorgenti e filtri contaminati dall’evento Chernobyl, 784 con materiale radioattivo e 9536 con rifiuti pericolosi. Corbelli, la scorsa estate, ha dichiarato che Cemerad era “un’operazione al 90% del suo completamento. Il deposito è in sicurezza e sono stati allontanati oltre 12mila fusti di circa 16.500″. Dei 10 milioni stabiliti con la legge n.20 del 2015 (decreto legge 1/2015, quello che ha istituito anche il Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto), il costo realizzato è pari 4,760 mln. Stimato un eventuale, ulteriore fabbisogno finanziario di 2,1 mln. Fabbisogno aggiuntivo e relative attività, determinato da maggior costo di trattamento dei fusti radioattivi, maggior numero di trasporti da effettuare a causa del deterioramento dei fusti presenti nel sito ex Cemerad e necessità di reinfustaggio in fusti da 220 litri. Ed è proprio la necessità di reinfustaggio di un maggior numero di fusti deteriorati rispetto a quanto fosse prevedibile in fase iniziale, considerato lo scarso spazio presente tra le varie pile di fusti (48% effettivo contro il 15% ipotizzato), ha comportato un aumento del numero di trasporti necessario per allontanare i fusti. (AGI)

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