PIAZZA FONTANA, “RIFLETTIAMO SUGLI INTERVENTI PREVISTI”

L'INTERVENTO DELL'ARCHITETTO PRONTERA CHE CHIEDE UNA CONSULTAZIONE CON LA CITTA' PER LA DIFESA DEL MONUMENTO DI CARRINO

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Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’architetto Massimo Prontera, già presidente dell’Ordine degli Architetti di Taranto, sui lavori di rifacimento che interesseranno Piazza Fontana in Città Vecchia.

 

“I capolavori oggi hanno i minuti contati”. Quale migliore citazione quella di Ennio Flaiano dal suo “Diario degli errori” per dare il senso di ciò che si sta muovendo in queste ore intorno al più sfortunato dei nostri monumenti cittadini, la piazza Fontana del compianto scultore tarantino Nicola Carrino. E’ prossimo infatti l’avvio dei lavori di restyling della piazza approvati dall’attuale amministrazione comunale a seguito del concorso di progettazione bandito dal Comune di Taranto ed Invitalia nel 2020. Senza voler entrare nel merito delle singole scelte progettuali, tutta l’operazione di restyling di prossima realizzazione si configurerebbe come un intervento che rischia di modificarne per sempre i connotati pensati dallo scultore tarantino, lasciando sostanzialmente inalterato il gruppo scultoreo della fontana monumentale e delle sue vasche ma intervenendo invece sull’intero piazzale, quasi non considerando che l’opera d’arte concepita da Carrino è assolutamente unitaria e inscindibile. Perché è bene ricordare che il progetto di Riqualificazione di piazza Fontana di Nicola Carrino, ideato e realizzato tra il 1983 e il 1992 ha sempre riguardato l’intero ambito della piazza e non solo una sua parte. Tutto intero, fontana, vasche e piazzale.
Per trent’anni osteggiata dalla maggior parte della popolazione tarantina, mai del tutto compresa e di conseguenza apprezzata, lasciata deperire nell’incuria più totale dalle tante amministrazioni cittadine che si sono susseguite dal 1992, anno della sua inaugurazione ad oggi. Colpevolmente dimenticata anche nelle guide turistiche che riportano luoghi e monumenti meno blasonati del nostro centro storico ma cancellano dai percorsi culturali forse l’opera d’arte contemporanea più significativa del nostro territorio, capace addirittura di attirarsi le ire anche di frange di ambientalisti veri o verosimili, probabilmente incapaci solo di contestualizzare l’opera nella Taranto del periodo della sua ideazione e realizzazione. Perché il vero peccato originale del Carrino, mai assolto per questo, fu quello di aver scelto l’acciaio quale segno distintivo dei tempi moderni, della Taranto del secondo novecento, legando la sua opera artistico-architettonico-urbanistica a ciò che questo materiale ha rappresentato per la città e continua a rappresentare da oltre 60 anni, una realtà con la quale non si riesce ancora a fare definitivamente i conti.
Produzione, lavoro, malattia, morte, ambiente compromesso, coscienza di classe, cultura operaia. Tutto questo in una grande e non sanata contraddizione perenne in cui vive Taranto e la sua popolazione e che non permette ancora una serena discussione su chi siamo stati, chi siamo e chi vogliamo essere. E in tutto ciò anche le espressioni artistiche della contemporaneità sono state fagocitate in questo mare magnum di contraddizioni. Per cui se da un lato è certamente legittimo per chiunque esprimere un parere estetico sull’opera di Carrino, dopo il “mi piace” o “non mi piace” di sicuro non può trovare alcuna giustificazione auspicarne addirittura la demolizione perché l’acciaio ne è parte essenziale e sostanziale. Infatti l’opera di Nicola Carrino, che riguarda l’intero ambito della piazza e non solo la fontana e le sue vasche, imposta un sapiente dialogo formale tra antico e moderno , tra i brandelli della vecchia fontana del XIX secolo, recuperati e reinterpretati in chiave contemporanea insieme a volumi geometrici di acciaio che completano il complesso monumentale e come una chiave aprono le porte della città al visitatore proprio nel luogo che ha accolto per secoli, e continua ancora a farlo, i viaggiatori in arrivo a Taranto.
Ma nonostante gli ottimi propositi dell’artista, la cui fama mondiale stenta ancora a farsi spazio sulle sponde dello jonio, e le innumerevoli pubblicazioni in cui la piazza fontana di Carrino viene citata tra le più significative opere del novecento, l’opera continua ad essere percepita dai più come estranea e respingente. Complice di ciò, oltre alla atavica diffidenza di ogni epoca verso il moderno come verso ciò che si ha difficoltà a comprendere subito, senza dubbio vi è una campagna denigratoria messa in atto in modo consapevole e continuativo da chi avrebbe potuto valorizzare il monumento e non l’ha fatto in oltre trent’anni di vita, anche semplicemente esaltandone i volumi attraverso un sapiente studio illuminotecnico o più banalmente riattivando i getti d’acqua e ripulendo con costanza le vasche divenute negli anni sempre più putride e malsane. Insomma con una normale manutenzione ordinaria della piazza e la giustapposizione anche di una semplice targa informativa che potesse permettere a cittadini e visitatori di coglierne senso, ispirazioni e motivazioni. Una azione didattica e di valorizzazione che è mancata, neanche in considerazione dell’inserimento dell’opera di Carrino all’interno del “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi” a cura della Direzione Generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura, la quale ha attribuito all’intervento di riqualificazione di Piazza Fontana “…un ruolo significativo dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza” perché “progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale” e in quanto “l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata”.
Ora, dopo anni di abbandono e di dimenticanza,la storia di Piazza Fontana è ad un suo passaggio storico. L’azione dell’Amministrazione comunale, per quanto meritoria per avere finalmente inserito piazza Fontana tra le aree meritevoli di riqualificazione, da quanto è dato di interpretare dalle poche immagini messe in circolazione, pur non alterando il gruppo scultoreo in acciaio inox, rischierebbe di vedere compromessa comunque l’opera del compianto Nicola Carrino, in quanto andrebbe a modificare in modo irreversibile il progetto originario dello scultore che, è bene ribadirlo ancora una volta, va considerato non solo in quanto fontana/scultura ma come intera piazza nella sua integrità e complessità. Tale forte preoccupazione è condivisa da una serie di Associazioni e Cittadini che hanno promosso in queste settimane una petizione in forma cartacea e online con cui si chiede all’Amministrazione comunale di rinunciare all’intervento previsto per optare verso soluzioni meno invasive e che soprattutto preservino l’integrità originaria dell’opera di Carrino e non solo una sua parte. Forse sospendere le procedure in atto per procedere ad un confronto di tipo culturale con storici dell’arte e dell’architettura e personalità nazionali ed internazionali del mondo dell’arte e della cultura potrebbe essere utile per costruire quella condivisione e consapevolezza collettiva, che finora non c’è stata, sul valore dell’opera di Carrino e garantire nel contempo alla tipologia di intervento che venisse poi definito di avere le “spalle larghe” dal punto di vista culturale, e la certezza così di aver fatto le scelte giuste. Lo dobbiamo alla città di Taranto, al maestro Nicola Carrino ma soprattutto all’opera che ha lasciato per la sua città.

ARCH. MASSIMO PRONTERA

 

 

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