MICHELE MISSERI E’ TORNATO LIBERO (VIDEO)

IL CASO SCAZZI: DAL 2010 UNA SERIE DI COLPI DI SCENA

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L’attesa è finita. Un caso giudiziario pieno di colpi di scena. Il delitto di Sarah Scazzi avvenne nell’agosto del 2010. Lo zio Michele Misseri è ora un uomo libero.

“Mi sentivo più libero dentro, fuori mi sento invece incarcerato”. Sono le parole che Michele Misseri ha detto all’avvocato Luca La Tanza appena uscito dal carcere di Lecce, questa mattina poco dopo le 7. Lo riferisce lo stesso legale all’ANSA. Il 69enne Misseri ha lasciato questa mattina il carcere dopo aver scontato una condanna per la soppressione del cadavere della nipote 15enne Sarah Scazzi, uccisa il 26 agosto del 2010. Per l’omicidio di Sarah sono state condannate all’ergastolo la moglie e la figlia di Misseri, Cosima Serrano e Sabrina. Misseri “fisicamente sta bene – spiega La Tanza – è molto provato a livello psicologico. Per il resto dovrà riprendere una vita tra virgolette normale, adesso. Mi ha palesato la volontà per un po’ di giorni di non parlare con nessuno”. “Dopo uscito dal carcere – aggiunge – l’ho lasciato con una persona che lui conosce e non so dove sia andato”. “Oggi – precisa il legale – non sta andando ad Avetrana”, nella sua abitazione in via Deledda dove Sarah fu uccisa. “Sicuramente oggi non andrà – conclude – e forse neanche domani”.

“Per me non è stato Michele, lui è sempre stato buono. Per me non è stato lui, quello che dice non è vero”. Così Vincenzo Romano, un amico d’infanzia di Michele Misseri, che questa mattina si è presentato davanti alla villetta in via Deledda 22, ad Avetrana, dove fu uccisa Sarah Scazzi, avendo saputo della scarcerazione di ‘zio Michele’ che ha scontato una condanna a 8 anni di reclusione per la soppressione del cadavere della nipote, e ha beneficiato di una riduzione detentiva di 596 giorni. “Sono contento – ha detto Romano, assediato dai cronisti – del ritorno in libertà di Michele. Gli ho scritto più volte, quasi ogni mese, mi ha raccontato la sua vita in cella, che cucinava per gli altri detenuti. Nelle lettere non parlavamo della vicenda giudiziaria anche se lui ha ripetuto in tv di essere il colpevole. Lo sto aspettando, se vuole può venire a casa mia. Può darsi che l’abbia preso mio figlio dal carcere ma ho saputo anche che si era offerto un prete di accompagnarlo”. Nelle lettere, Michele gli “chiedeva dei suoi terreni. Quando arriva qui – ha detto Vincenzo Romano – si occuperà prima di tutto di sistemare la casa. Penso che voglia venire a vivere qui. Mai una parola comunque su moglie e figlia. Diceva che era stato male in carcere, ma ora potrà tornare a lavorare nei campi, a cui continua a tenere molto”.

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