LA RABBIA DEGLI OPERAI E IL RISCHIO DI DIVIDERE LA CITTA’

Aumenta la protesta, crescono i disagi. "Andate a Roma a protestare". Nota di ENI

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Strade bloccate, circolazione in difficoltà e una vertenza industriale che continua a pesare sul futuro della città. A Taranto la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva riporta in primo piano una crisi che non riguarda soltanto il destino di una fabbrica, ma quello di migliaia di famiglie che temono di perdere il lavoro e di un intero territorio ancora in attesa di risposte concrete.

Dietro i presidi e la rabbia degli operai c’è una preoccupazione che non può essere liquidata come una semplice rivendicazione sindacale: il timore di vedere svanire il proprio reddito, le prospettive costruite in anni di lavoro e la possibilità di garantire un futuro ai propri figli. Per chi vive questa incertezza sulla propria pelle, scendere in strada può diventare l’unico modo per tentare di rompere il silenzio e richiamare l’attenzione delle istituzioni.

La protesta merita quindi ascolto e solidarietà. Ma proprio la gravità della situazione impone una domanda: i blocchi delle principali vie di accesso alla città sono lo strumento più efficace per ottenere le risposte attese, oppure rischiano di spostare il conflitto sulle spalle di cittadini che, come i lavoratori, hanno bisogno di poter vivere e lavorare senza ulteriori difficoltà?

È da questa domanda che deve partire una riflessione sul futuro della mobilitazione: perché difendere il lavoro significa anche individuare le forme di protesta capaci di incidere sulle decisioni, senza compromettere il sostegno della comunità da cui quella stessa battaglia trae forza.

“Andassero a protestare a Roma gli operai, che hanno sacrosanta ragione, ma bloccare qui servizi, pendolari (vedi le scuole) visite prenotate damesi, se non anni, negli ospedali, aziende in ulteriore crisi, carburante a secco, eccetera eccetera, a che serve”- Così scrivino molti cittadini.

UNA NOTA DI ENI

 “Eni precisa che la Raffineria di Taranto è un nodo per la produzione e l’approvvigionamento di carburanti di ampie aree della Puglia, della Basilicata e della Calabria; rifornisce i servizi essenziali di pubblica utilità, compresi i mezzi di emergenza e soccorso, gli Aeroporti di Puglia, la rete di stazioni di servizio Enilive ma anche di altre compagnie e gli operatori terzi. A oggi, Enilive ha già dichiarato il “fuel shortage” negli aeroporti di Bari e Brindisi, e oltre 50 dei circa 300 punti vendita hanno esaurito il carburante.

All’interno della Raffineria, al momento in marcia regolare e in piena sicurezza, potrebbero manifestarsi criticità nei prossimi giorni in caso di mancato approvvigionamento di gas tecnici e chemicals di consumo necessari per il funzionamento degli impianti. In tal caso gli stessi andranno gestiti programmandone la fermata”.

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