EX ILVA, L’ARCIVESCOVO MINIERO PRECISA

"NON C'E' DESTINO INELUTTABILE, TARANTO HA BISOGNO DI RISPOSTE CERTE"

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“Sento la necessità di intervenire a seguito dell’interpretazione di una recente intervista. La mia posizione quale vescovo di Taranto in merito alla vicenda del siderurgico non si discosta dalla via maestra che è stata segnata dalla Laudato si’ di papa Francesco: sviluppo sostenibile e cura del Creato”. Così l’arcivescovo di Taranto Ciro Miniero in merito a polemiche sollevate da due consiglieri comunali e da associazioni ambientaliste a proposito di sue dichiarazioni sull’ex Ilva rilasciate ieri a Radio Vaticana. “A volte le parole – spiega Miniero – di una conversazione non rendono con chiarezza i pensieri. Specie quando ho detto che ‘la comunità è formata per questo’ non volevo assolutamente esprimere un fatalismo circa il destino della città e la conseguente impossibilità di un cambiamento. Tutt’altro. Volevo semplicemente dire, e spero che si percepisca la bontà del mio pensiero, che Taranto, la nostra comunità, costituita di fatto intorno alle sorti dello stabilimento siderurgico, ha diritto a ricevere risposte certe”. La situazione “in merito allo stabilimento siderurgico – aggiunge l’arcivescovo – ha assunto nel tempo sempre più i tratti della drammaticità. Se da un lato viene ribadita la strategicità dello stesso per il Paese, dall’altro sono solo la città di Taranto e i suoi cittadini a soffrirne l’impatto economico e ambientale”.

“Registriamo con preoccupazione l’indisponibilità di ArcelorMittal ad accettare ora l’aumento di capitale del socio pubblico fino al 66%. Avremmo salutato con favore il possibile maggior impegno dello Stato in Acciaierie d’Italia e ci saremmo altresì augurati che questo fosse stato sensibile proprio in virtù di quella strategicità nazionale che richiede la condivisione dei doveri quanto dei diritti. E quel che attendiamo sono risposte chiare e definitive in merito ai diritti dei lavoratori e agli impegni con essi assunti”. Lo afferma l’arcivescovo di Taranto Filippo Miniero a proposito della vertenza del Siderurgico. “Auspichiamo investimenti certi – osserva ancora – in merito al processo di ambientalizzazione dell’acciaieria; auspichiamo che riprenda con rinnovata energia il processo di bonifica del territorio”. Miniero evidenzia l’aspetto economico della vicenda ex Ilva considerando che “da anni – osserva – migliaia di lavoratori vivono nell’incertezza per il proprio reddito. I numeri della cassa integrazione sono impressionanti e le aziende dell’indotto non vedono riconosciuti i propri crediti e rischiano la definitiva cessazione dell’attività”. Poi c’è la questione ambientale: “è di pochi giorni fa – rileva il presule – l’ennesimo episodio di slopping e ricorrenti sono le denunce delle associazioni ambientaliste”. Quanto alla trattativa tra Stato e multinazionale, l’arcivescovo fa presente che “numerose a suo tempo furono le perplessità espresse da vari settori cittadini e non solo in merito alla cessione ad ArcelorMittal dello stabilimento, perplessità che purtroppo hanno trovato fondamento nel tempo. Nel caso dell’accordo tra le parti, difficile ad oggi, dati gli esiti dell’incontro a Palazzo Chigi, auspichiamo che eventuali prossimi futuri partner vengano valutati con attenzione, attenzione che – conclude – la città tutta, legata com’è al destino del siderurgico, pretende e che attende non senza preoccupazione”.

La dichiarazione del Vescovo a Radio Vaticana era stata oggetto di una dura protesta da parte dei consiglieri comunale Massimo Battista e Luigi Abbate.

Mons. Miniero, avevano obiettato i due consiglieri, “non vede o non vuol vedere che la catastrofe è già in atto da decenni, ci riferiamo alla strage dei tarantini ammalati di cancro e morti a causa di quello stabilimento. Ma la catastrofe non attiene solo alla vita e alla salute, riguarda anche l’aspetto economico: parliamo di stipendi che non arrivano neppure a 1000 euro al mese”.

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