EX ILVA: APPELLO ENTI LOCALI, LA POSIZIONE DEI SINDACATI

"Avremmo preferito essere chiamati subito e non a cose fatte"

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Trova per ora “freddi” i sindacati metalmeccanici l’appello lanciato dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, agli stessi sindacati perché si uniscano agli enti locali nel percorso che deve portare ad un accordo di programma per Taranto che, come a Genova e a Trieste, veda il superamento dell’area a caldo del siderurgico perché impatta pesantemente sull’ambiente.
“Io sono sempre disponibile a discutere, gli amministratori locali lo sanno bene – dichiara all’AGI Antonio Talò, segretario Uilm -, ma sarebbe stato senz’altro preferibile coinvolgere i sindacati già ad avvio di discussione, e non che prima sindaci, Comuni, Provincia e Camera di Commercio firmano un documento congiunto, esprimono una posizione con delle richieste al Governo, e poi dicono a noi di unirci”.

“Se dobbiamo discutere, dobbiamo farlo a 360 gradi – rileva Talò -, parlare soprattutto di alternative concrete per i lavoratori e sapere che il modello Genova e Trieste qui non può essere replicato così facilmente”. A partire dal Comune di Taranto, infatti, viene chiesto lo stop dell’area a caldo, cioè dove sono cokerie, altiforni ed acciaierie, richiesta rilanciata in queste ultime ore dopo che il maltempo di ieri pomeriggio ha trasportato sul quartiere Tamburi di Taranto, vicinissimo all’acciaieria, una grande quantità di polveri minerali e siderurgiche creando una nube rossastra e provocando fortissime proteste, soprattutto sui social, da parte dei residenti.
“Per dimensioni della fabbrica, struttura degli impianti e numero di occupati in gioco, a Taranto – sostiene all’AGI Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil – non si può fare quello che è avvenuto a Genova e Trieste. Le due realtà del Nord non sono assolutamente comparabili con Taranto”. “Il sindaco di Taranto se vuole coinvolgerci nella discussione, lo faccia già dal suo avvio – afferma Brigati -. Invece si è scelto di partire da alcune realtà tra le quali non ci sono le sigle sindacali. A quanti hanno sottoscritto il documento congiunto, diciamo che se il punto è quello di cercare alternative per i lavoratori, perché da fine 2018 non si è fatto nulla per il personale di Ilva in amministrazione straordinaria che da quasi due anni è in cassa integrazione e ci resterà almeno sino al 2023? Perché non si pensa a nuovi posti di lavoro partendo proprio da queste persone?”
“Quello che ieri è accaduto nel rione Tamburi è certamente grave, purtroppo una serie di prescrizioni ambientali non sono ancora state completate come nel caso della copertura del parco per lo stoccaggio del fossile” aggiunge Brigati. “Chiudere l’area a caldo? Ma esiste un piano B? – si chiede, parlando all’AGI, il segretario Fim Cisl, Biagio Prisciano -. La mia impressione è che non ci sia alcun piano, così come purtroppo non vediamo ancora niente di concreto da parte del Governo. Dal premier Conte e dal ministro Patuanelli registriamo solo annunci, post su Facebook, ma la situazione non avanza di un millimetro, anzi si deteriora sempre più”. Secondo Prisciano, “vedere il quartiere Tamburi di Taranto sotto l’inferno delle polveri industriali trascinate dal maltempo, è impressionante e conferma la gravità della situazione”.
“Non a caso – prosegue il segretario Fim Cisl – noi da mesi diciamo che nel siderurgico mancano le manutenzioni ordinarie e straordinarie perche un fenomeno come quello di ieri lo eviti non solo con la copertura dei parchi minerali, che peraltro è ancora incompleta, ma anche tenendo la fabbrica in ordine e in efficienza. Questo invece non accade più da tempo. Solo per l’amministratore delegato Lucia Morselli, il siderurgico di Taranto – prosegue – è il più moderno ed efficiente di Europa. Pura fantasia. Perché di questo passo, tra un po’ nemmeno la fabbrica esisterà più”. (AGI)

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