Tornano sul nostro giornale online i contributi della sociologa e scrittrice Daniela Latanza che approfondisce di volta in volta tematica riguardanti le dinamiche affettive e la vita moderna.
di DANIELA LATANZA
Cosa vogliono le donne?
Vi ricordate il film “What Women Want” con Mel Gibson nel 2000?
Un playboy incallito che, grazie a un asciugacapelli caduto nella vasca, acquisisce il superpotere di leggere la mente delle donne. All’epoca sembrava la chiave di volta dell’universo: bastava ascoltare i nostri pensieri per capire che volevamo solo essere capite, valorizzate, amate.
Ventisei anni dopo, mi chiedo: se oggi quel famoso asciugacapelli cadesse nella vasca di un uomo, cosa sentirebbe?
Probabilmente solo un gran rumore bianco, un lungo cortocircuito di segnali contrastanti.
La verità è che, da allora, abbiamo ridisegnato le mappe del genere, ma lungo la strada abbiamo perso la bussola. In nome di una sacrosanta parità, abbiamo sdoganato e mescolato tutti i ruoli, finendo però per confondere l’emancipazione con una sorta di femminismo tossico che non accetta sfumature. Abbiamo legittimamente preteso i nostri diritti, ma abbiamo anche smantellato i vecchi rituali senza sostituirli con nulla se non con la confusione.
Il risultato? Una terra di nessuno sentimentale dove nessuno sa più come muoversi.
Prendiamo il corteggiamento. Che fine hanno fatto l’attesa, il brivido del telefono che squilla, quel rito antico e meraviglioso in cui ci si svelava un passo alla volta? Spariti. Cancellati dalle spunte blu e dall’ansia da prestazione digitale. Oggi le donne sono diventate aggressive, quasi a voler dimostrare di poter fare tutto da sole, anche conquistare la preda con la delicatezza di un bulldozer e gli uomini, di contro, hanno perso completamente lo slancio di corteggiare. Intimiditi, disorientati, terrorizzati dal fare il passo falso, dal sembrare invadenti o di essere denunciati per una parola di troppo, si sono ritirati in buon ordine.
Allora, in questo momento, davanti allo schermo del mio pc e dopo aver cambiato circa cinque volte i miei programmi odierni, mi domando: “Ma noi, oggi, cosa vogliamo davvero?”
Non c’è la “risposta universale”. Se lo chiedi in giro, ognuna ha la sua teoria:
chi dice il potere: vogliamo lo scettro, la poltrona più alta, il controllo totale della nostra vita e di quella altrui.
Chi dice i soldi: l’indipendenza finanziaria assoluta, lo status, la certezza che non avremo mai bisogno di qualcuno per pagarci le scarpe (o il mutuo).
Chi dice la protezione: quell’abbraccio antico che ti fa sentire al sicuro dal mondo, il ritorno a un archetipo cavalleresco che però fatichiamo ad ammettere di desiderare.
Vogliamo l’uomo Alpha che ci tenga testa, ma che sia anche un beta ultra-sensibile pronto a piangere davanti a un film. Vogliamo essere cacciatrici indomabili, ma sogniamo segretamente di essere conquistate con una lettera scritta a mano. Vogliamo tutto e il contrario di tutto, nello stesso identico istante.
E mentre finisco di scrivere questo pezzo, guardando lo schermo del mio computer, mi viene in mente un sospetto terribile, quasi liberatorio.
Forse il vero problema degli uomini non è che non riescono a leggerci nel pensiero. Il vero problema è che, in questa rincorsa frenetica alla perfezione e all’autonomia, forse non lo sappiamo nemmeno noi cosa vogliamo.
And just like that… ci riscopriamo incredibilmente libere, straordinariamente forti, ma disperatamente sole davanti a un telefono che non suona quando vorremmo lo facesse…
Ps. Continuate a leggerci, la prossima volta, magari, indagheremo su “ciò che vogliono gli uomini”

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