A seguito delle dimissioni del sindaco di Taranto, Piero Bitetti si registrano una serie di manifestazioni di solidarietà e prese di posizione.
CGIL, CISL E UIL
Quanto successo ieri a Palazzo di Città non appartiene al confronto democratico, anche aspro, che ci può essere tra le parti. È l’estremizzazione di un clima di tensione, per mettere gli uni contro gli altri, di una minoranza che non rappresenta l’associazionismo ambientalista del territorio. Per questa ragione, sentiamo la naturale esigenza di esprimere un sentimento di sincera solidarietà e vicinanza al sindaco Bitetti per l’attacco ricevuto ieri.
C’è da rilevare che Bitetti ha da subito cercato di dialogare, con tutte le parti chiamate in causa, sul tema del futuro dello stabilimento ex ILVA. Il 25 luglio scorso FIM FIOM UILM hanno presentato, alle istituzionali locali e alla Regione Puglia, una piattaforma per punti in cui viene esplicitata la posizione sindacale in merito al processo di decarbonizzazione che può portarci finalmente a coniugare il diritto al lavoro e alla salute.
Il sindaco e la neoamministrazione comunale sono stati eletti qualche settimana fa con un mandato democratico preciso conferito da una comunità, forse meno chiassosa, fatta di famiglie, lavoratrici e lavoratori, persone comuni, con l’obiettivo di liberare Taranto dall’ignobile ricatto tra salute e lavoro e per assicurare alla città un futuro diverso. La tenuta democratica non può essere messa in discussione con atteggiamenti intimidatori.
Di fronte alle scelte legate al processo di decarbonizzazione il caos generato fa sì che il territorio rischia di non essere protagonista, perché di fatto, con questa attuale condizione il governo potrà decidere, da solo e senza condizionamenti, la strada che riterrà opportuno percorrere. E poi non ci sarà più spazio per contrastare le scelte prese dall’alto dopo sessant’anni di sofferenza della nostra comunità.
Quella a cui ci troviamo di fronte è, probabilmente, l’ultima vera possibilità che abbiamo, sempre come comunità, di pretendere impegni vincolanti da parte di tutti i livelli istituzionali attraverso la presentazione di un progetto serio, sostenibile, reale che sia in grado di conciliare i diritti costituzionali richiamati.
Pertanto, chiediamo al sindaco Bitetti di ritirare le dimissioni per governare la città che lo ha proclamato sindaco qualche settimana fa e alla sua maggioranza di trovare una sintesi ragionevole fuori da ogni logica legata al populismo o alla ricerca dei facili consensi e che pensi al bene dei cittadini che hanno deciso di rappresentare.
RIFONDAZIONE COMUNISTA
Le dimissioni del sindaco Bitetti sono la conseguenza di una situazione generata da un governo irresponsabile. Scaricando sulle istituzioni locali la responsabilità di decidere del futuro dell’ex Ilva, il ministro Urso ha lasciato che una comunità già provata si dividesse su questioni fondamentali.
La mossa di Urso va definita per quello che è: un ricatto privo di qualsiasi garanzia reale sull’attuazione del progetto di trasformazione del ciclo produttivo. Alle istituzioni locali si chiede, in sostanza, di firmare un assegno in bianco senza conoscere piano industriale e capacità di investimento.
In tutto questo, le dichiarazioni rilasciate ieri da Michele Emiliano hanno rappresentato una grave ingerenza nel dibattito cittadino. Quelle parole, irrispettose della lacerazione che Taranto sta attraversando, sono suonate a loro volta come un diktat imposto dall’alto: hanno esasperato gli animi e diviso ancora di più la comunità.
Se il governo intende davvero avviare un processo di decarbonizzazione dello stabilimento, deve nazionalizzarlo, investire le risorse necessarie, avviare le bonifiche e riconvertire la produzione, garantendo occupazione e reddito a tutti i lavoratori e le lavoratrici e il diritto alla salute alle cittadine/i.
Al sindaco, alla maggioranza, ai media e alla cittadinanza che in questi giorni si è mobilitata chiediamo di non cadere nelle trappole tese dai poteri che vorrebbero dividerci per poter imporre le loro decisioni.
MASSIMILIANO DI CUIA (FORZA ITALIA)
“Esprimiamo la nostra solidarietà al sindaco Piero Bitetti per le minacce ricevute: tutta la politica, a prescindere dalle bandiere, deve avere una posizione fermissima e severa contro questi atti gravissimi. Al contempo, però, auspichiamo che Taranto possa recuperare stabilità. Le dimissioni di ieri sono un terremoto che mina la serenità della città, peraltro in un momento particolarmente delicato per il futuro del territorio. Taranto non ha bisogno di scossoni e di incertezze, ma di una guida che sappia traghettare la comunità e affrontare le sfide più importanti che abbiamo davanti a partire dall’ex Ilva”.
FRANCESCA VIGGIANO (VICE PRESIDENTE PD PUGLIA)
Taranto è ad un punto di svolta e l’azione collettiva che la città ed i cittadini meritano deve necessariamente andare oltre gli steccati dell’ambiguità o delle scelte personali.
Il tema, oggi, è scegliere una soluzione condivisa e seria che parte dalla città.
E la proposta non può che essere quella tracciata dal Comune di Taranto. Un piano C.
C come comunità e come Collettività.
La proposta del Comune è l’unica via percorribile perché tiene conto della fotografia attuale ma anche degli scenari futuri.
Tiene conto dei risultati realmente ottenibili in un quadro di partenza in cui, come ben sappiamo, non tutti i risultati sarebbero ottenibili.
I punti cardine della proposta, che non possono che essere condivisi, sono così sintetizzabili:
3 forni elettrici
1 impianto DRI alimentati a gas dalla capacità della rete e senza ricorrere alla nave rigassificatrice.
Un punto di partenza sostenibile che non faccia perdere al territorio e alla fabbrica l’occasione di partire con un nuovo modello di sviluppo.
E la responsabilità di questa proposta non può che poggiarsi sulle spalle del primo partito di maggioranza relativa in Comune, il Partito Democratico, che non può sottrarsi, non può frammentarsi e non può che fare quadrato attorno al sindaco ed alla città. Il mondo ambientalista ha giustamente rappresentato la sua posizione, le parti sociali hanno rappresentato la posizione dei lavoratori, la struttura amministrativa ed il Sindaco hanno formulato una proposta credibile, ora tocca alla politica dare forza e gambe a quella proposta. Diversamente, la politica ed i partiti perderanno la propria funzione.
É il momento di decidere.
Non per l’io ma per il noi.


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