“Non c’è alcuna volontà da parte di Vestas di andare via da Taranto”. Lo afferma in una nota il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che riferisce di aver ricevuto “personali rassicurazioni da parte della società, con la quale nelle ultime ore ho avuto delle interlocuzioni”. I lavoratori sono in sciopero da dieci giorni per protestare contro la riorganizzazione avviata da Vestas Italia che prevede il trasferimento del magazzino, del training center e del reparto reparation blades dal sito di Taranto a quello di San Nicola di Melfi, a oltre duecento chilometri di distanza, a partire dal 1° marzo.
Secondo il primo cittadino, “non c’è quindi alcuna fuga, ma solo una questione che riguarda alcuni trasferimenti di personale in altro sito”. Bitetti sottolinea la disponibilità dell’azienda al dialogo: “Vestas, che ringrazio per aver accolto i miei solleciti e i successivi chiarimenti, si è detta pronta a trattare con le rappresentanze sindacali in un percorso condiviso di distensione e di serenità”.
Ma i sindacati sono sul piede di guerra.
Le segreterie provinciali di Fiom Cgil e Uilm esprimono “forte sorpresa e netto dissenso” rispetto alle dichiarazioni del sindaco di Taranto sulla vertenza Vestas Italia e sul futuro del sito ionico. Secondo quanto riferito dal primo cittadino dopo l’incontro con il management, “non ci sarebbe alcuna volontà da parte dell’azienda di andare via da Taranto” e non vi sarebbe “alcuna fuga, ma solo una questione che riguarda alcuni trasferimenti di personale in altro sito”, con l’impegno a un “percorso condiviso di distensione e serenità”.
Per i sindacati, però, “la realtà dei fatti è ben diversa”. Da 11 giorni i lavoratori sono in sciopero ad oltranza perché l’azienda ha avviato “una procedura di trasferimento collettivo che comporta la chiusura del sito di Taranto e lo spostamento dell’intera struttura in provincia di Melfi a partire dal 1° marzo”. Non si tratta dunque di “alcuni trasferimenti”, ma di “una decisione che svuota completamente il presidio tarantino”.
Fiom e Uilm sottolineano che Vestas “non ha accettato di sospendere la procedura”, impedendo un confronto di merito, con il rischio di spostare i lavoratori a circa 200 chilometri di distanza e con “pesanti ricadute sociali, economiche e produttive”. Per questo, concludono, “la mobilitazione continuerà finché non verrà ritirata la procedura di trasferimento”, chiedendo “informazioni aderenti alla realtà dei fatti, nel rispetto dei lavoratori e del futuro industriale del territorio”.


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