VERSO IL SALONE MEDITERRANEO DELL’IMPRESA

DAL 26 AL 28 APRILE

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In una fase storica in cui le imprese scelgono dove localizzarsi sulla base di ecosistemi favorevoli – accesso a capitali, semplificazione amministrativa, infrastrutture, capitale umano e qualità della vita – Taranto si presenta oggi come uno dei contesti più dinamici del Sud Italia. 

Le sorse disponibili sono di assoluto rilievo: circa 800 milioni di euro del Just Transition Fund destinati all’area ionica entro il 2027, a cui si affiancano le opportunità della ZES unica del Mezzogiorno, con crediti d’imposta per gli investimenti produttivi, e strumenti nazionali come “Resto al Sud 2.0”, che può coprire fino al 70–75% degli investimenti per nuove iniziative imprenditoriali. A livello regionale, i programmi PIA e Mini-PIA mettono a disposizione contributi fino al 50% per progetti di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. A queste leve si aggiungono i Contratti Istituzionali di Sviluppo, che convogliano ulteriori risorse su progetti strategici, e fondi complementari legati al PNRR e alla programmazione europea 2021–2027. Questo insieme integrato di strumenti (pari ad oltre 2 miliardi di euro) consente di costruire vere e proprie proposte di investimento territoriali. 

Le traiettorie di sviluppo ipotizzabili sono molteplici e coerenti con le vocazioni emergenti del territorio: Energia e green-  Tecnologia e ricerca- Blue Economy e mare- Turismo e Rigenerazione. 

  • La filiera dell’energia e della transizione ecologica rappresenta un ambito prioritario: produzione di energia da fonti rinnovabili,  economia circolare e tecnologie per la decarbonizzazione industriale. In questo settore, Taranto può diventare un laboratorio avanzato di riconversione energetica, attirando player industriali e centri di ricerca. 
  • L’innovazione tecnologica e le startup. Gli incentivi disponibili rendono il territorio particolarmente favorevole per la nascita di nuove imprese nei settori del digitale, dell’intelligenza artificiale applicata alla produzione, ai servizi, alle attività  di prossimità. In questo senso, Taranto può evolvere verso un modello di “città-laboratorio”, capace di attrarre talenti, competenze e capitale imprenditoriale. 
  • Un altro  ambito riguarda la logistica avanzata e l’economia del mare. Grazie al porto e alla posizione strategica nel Mediterraneo, è possibile sviluppare piattaforme integrate per la movimentazione delle merci, la cantieristica innovativa, i servizi portuali digitalizzati e le attività connesse alla blue economy. L’integrazione tra ZES e infrastrutture portuali può rappresentare un forte driver di attrazione per investimenti internazionali. 
  • Non meno rilevante è il potenziale del turismo sostenibile e della valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. La riconversione del territorio può passare anche attraverso lo sviluppo di un’offerta turistica integrata, che unisca mare, cultura, enogastronomia e rigenerazione urbana, sostenuta da investimenti pubblici e privati.

Perché nonostante  questa grande disponibilità di fondi,  Taranto non sta cambiando? 

Al  quesito risponde Giuseppe Spadafino, presidente provinciale di Confcommercio Taranto: << In questo scenario il vero elemento differenziante diventa la capacità di costruire una narrazione territoriale forte e credibile: Taranto non più solo come area in difficoltà, ma  territorio in trasformazione, dove è possibile investire con vantaggi concreti e contribuire a un progetto di sviluppo sostenibile e innovativo. 

La sfida è quindi duplice: da un lato attrarre investimenti, dall’altro accompagnare il sistema locale – imprese, istituzioni – a cogliere pienamente queste opportunità. La vera scommessa è trasformare le risorse in investimenti concreti : rendere accessibili le informazioni, semplificare i processi, attivare servizi di accompagnamento e creare reti tra attori pubblici e privati diventa essenziale per trasformare le risorse disponibili in risultati tangibili. In questa prospettiva, Taranto può ambire a diventare un caso emblematico di rigenerazione economica e industriale, capace di coniugare sostenibilità, innovazione e sviluppo inclusivo. 

Sono questi i temi che affronteremo nella tre giorni (26/27/28 maggio) del Salone Mediterraneo dell’Impresa,  ‘un ecosistema temporaneo’ dove:  le istituzioni incontrano i territori, le imprese le opportunità reali, i giovani gli strumenti concreti.  Confcommercio – conclude Spadafino- è assolutamente convita che in questa fase storica di Taranto, nella quale si concentrano risorse senza precedenti , sia necessario creare connessioni tra pubblico e privato: saranno tre giornate no stop di incontri, panel e matching tra comuni, imprese, società di consulenza, banche, professionisti, stakeholder, giovani.

Il Salone sarà preceduto da un’altra interessante iniziativa rivolta ai  Giovani “Taranto che resta- Factory d’impresa per i giovani di domani”,  progetto  spin off del Salone Mediterraneo dell’Impresa.  La factory si volgerà  ad aprile e sarà articolata in tre giornate :  il 26/27 alla Camera di commercio di Brindisi e Taranto e il 28 aprile alla Provincia. Tra i partner ,  strategica la collaborazione con  l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro,  incaricata di condurre una indagine analitica sui fabbisogni lavorativi , la propensione allo start up e l’attrattività della provincia di Taranto. L’obiettivo è chiaro: ‘GENERARE FUTURO’, offrire strumenti ai giovani per costruire il proprio domani a casa propria, a Taranto>>

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