COVID: STOP AI TEST RAPIDI AD ARCELOR, FIOM E FIM PERPLESSI

"SERVONO ESAMI ALTERNATIVI PER GARANTIRE LA SICUREZZA DEI LAVORATORI"

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Fion Cgil e Fim Cisl esprimono perplessità per lo stop ai test rapidi Covid ai lavoratori Arcelor MIttal.

Il 23 aprile – riepilogano Giuseppe Romano e Francesco Brigati della segreteria provinciale FIOM –  le Organizzazioni Sindacali sono state convocate dalla Direzione di Arcelor Mittal per comunicare l’avvio del progetto di screening per il SARS-CoV-2 mediante test sierologici. Nello specifico, la proposta di Arcelor Mittal prevede il coinvolgimento di un campione di lavoratori che, su base volontaria, potrà effettuare più volte il test rapid. Inoltre, secondo quanto riportato dal medico competente durante l’incontro sindacale, tale scelta era stata condivisa con il Dipartimento di Prevenzione della ASL Taranto.

Tuttavia, in data 28/04/2020, apprendiamo dalla stampa un evidente cambio di passo da parte della ASL di Taranto che esprime perplessità in relazione all’attività di screening dichiarando, in una nota inviata ad Arcelor Mittal, la scarsa validità dei test sierologici per la diagnosi di malattia.

Nonostante i test sierologici non possano sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall’OMS, risultano molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, così come indicato nella Circolare del ministero della Salute del 03/04/2020. Infatti, il progetto avviato da Arcelor Mittal prevede, in caso di risultato positivo, anche l’effettuazione del tampone.

Si precisa, inoltre, che il progetto di screening non sostituisce quando definito dal DPCM del 26/04/2020 e dal Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro fra il Governo e le parti sociali e dal protocollo sanitario in caso di caso accertato o contatto con caso accertato.

Infine, in data odierna Arcelor Mittal ci ha comunicato che, su indicazione dell’ASL di Taranto, è stato sospeso il programma dei TEST SIEROLOGICI a partire da lunedì 4 maggio.

Pertanto, si rende necessario un incontro con le rappresentanze sindacali per fare chiarezza sull’iniziativa aziendale ed affrontare nel miglior modo possibile la cosiddetta fase due in modo da garantire una ripartenza sicura, a partire dall’applicazione delle misure restrittive per il contenimento del corona virus.

Identica la perplessità del segretario provinciale Fim Cisl, Biagio Prisciano.
“Taranto è in controtendenza con il resto di Italia, in termini di contrasto al Covid-19 nelle grandi fabbriche. Tra gli accordi sindacali per il ritorno graduale al lavoro firmati è previsto il ricorso al test sierologico, così come concordato con le Asl territoriali.
Anche a Taranto, il sindacato, in ArcelorMittal ha spinto affinché fossero introdotti i testi sierologici sul personale. Cosa già avviata, ma che improvvisamente si è fermata.
«Per affrontare la “Fase 2” dell’emergenza Covid-19 è necessario conoscere le persone che sono venute a contatto con il virus e che potrebbero aver già sviluppato un certo livello di immunità. Per questo è fondamentale che nelle grandi fabbriche come ArcelorMittal – così come già avviene in FCA, Fincantieri e nel sito dell’ex Ilva di Genova – tra le misure di sicurezza anticontagio, vengano effettuati i test sierologici che individuano la presenza degli anticorpi diretti contro il Coronavirus».
Lo ricorda a gran voce la Fim Cisl Taranto Brindisi, attraverso il segretario generale aggiunto Biagio Prisciano, alla luce del progetto di screening anti Covid-19 per tutti gli oltre 10mila dipendenti, concordato nelle scorse settimane dal ArcelorMittal con le organizzazioni sindacali.
Nel corso delle riunioni di coordinamento per fronteggiare l’emergenza sanitaria in fabbrica, l’azienda – su proposta sindacale – aveva incominciato ad organizzare, dando avvio quindi, i test sierologici, attraverso l’ausilio di laboratori esterni, sulla base dell’adesione volontaria dei dipendenti, al di fuori dell’orario di lavoro e completamente gratuiti.
Senza dubbio un’ulteriore misura preventiva che va ad aggiungersi a quelle già messe in atto fin dai primi momenti dell’emergenza Coronavirus, frutto di accordi col sindacato.
«Mentre ai termoscaner già attivi da tempo, sono state integrate termocamere, i dispositivi che consentono la rilevazione della temperatura corporea a più persone contemporaneamente – aggiunge la Fim Cisl – oggi l’azienda ci ha comunicato che, su indicazione da parte dell’Asl, ha sospeso il programma dei test sierologici, già da lunedì 4 maggio. Nel frattempo l’azienda sta provvedendo ad avvisare i lavoratori che avevano già programmato il test per lunedì mattina. Una notizia che non agevola affatto la ripartenza. Per noi, i test sierologici, rappresentano un passaggio importante per le riaperture delle attività produttive, oltre a quanto previsto dai vari Dpcm, dai verbali di riunione sottoscritti, per meglio monitorare costantemente i luoghi di lavoro. Il lockdown ha messo in ginocchio il cuore pulsante dell’economia italiana, che poggia le basi su una fitta rete di piccole e medie imprese e artigiani, fermi ai box da troppo tempo. Taranto – con il suo tessuto industriale e le tante famiglie collegate – in tal senso, sta pagando un prezzo davvero alto. Non si può continuare a vivere di ammortizzatori sociali».
Per la Fim Cisl serve una svolta, e anche in fretta, purché in sicurezza.
«In questo contesto, assume un’importanza capillare, quindi, garantire la sicurezza in fabbrica attraverso l’ausilio dei test sierologici e di tutti gli strumenti utili a garantire la sicurezza dei lavoratori, salvaguardando la salute. Chiediamo all’Asl di Taranto di chiarire questa situazione che, di fatto, non tranquillizza affatto le famiglie dei tanti lavoratori, per i quali chiediamo massima attenzione in termini di salute e sicurezza. Non possiamo permetterci, in questa fase, passi indietro. Per noi i test sierologici vanno ripristinati. L’Asl oltre al supporto, qualora ritenga che i test sierologici non siano percorribili – conclude Prisciano – allora metta in campo strumenti sanitari alternativi e idonei atti a garantire la sicurezza tra tutti i lavoratori che ogni mattina accedono all’interno della fabbrica».

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