CLASS ACTION CONTRO ILVA, DECIDERA’ CORTE EUROPEA

  L’iniziativa fa capo a dieci cittadini di Taranto più un bambino di otto anni colpito da una malattia rara

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“Siamo soddisfatti dell’esito dell’udienza al Tribunale di Milano perché adesso sarà la Corte Europea di Giustizia ad occuparsi del caso ex Ilva e di quanto sia negativo il suo impatto sull’ambiente nonché sulla vita e la salute dei tarantini ma anche di quanti lavorano in quella fabbrica”. Lo ha dichiarato oggi Massimo Castellana, portavoce dell’associazione Genitori Tarantini, dopo che il Tribunale di Milano ha deciso con ordinanza che sarà la Corte di Giustizia Europea, con sede in Lussemburgo, a decidere nel merito della class action con cui si chiede la chiusura dell’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, a causa delle emissioni inquinanti. Class action che, in seguito alla riforma del suo dispositivo, hanno presentato gli stessi Genitori Tarantini  a settembre di un anno fa.
L’iniziativa fa capo a dieci cittadini di Taranto più un bambino di otto anni colpito da una malattia rara. Le udienze a Milano, sede legale dell’ex Ilva, si sono tenute a dicembre e marzo scorso. “La nostra controparte, assistita da un folto staff di avvocati, ha cercato di smontare le nostre tesi ma non c’è riuscita – rileva Castellana -. Nell’udienza di marzo abbiamo integrato la nostra class action con ulteriori elementi. Il primo é dato dalla modifica della nostra Costituzione. La legge costituzionale dello scorso febbraio ha infatti modificato gli articoli 9 e 41 della Carta riconoscendo un espresso rilievo alla tutela dell’ambiente a cominciare dalla parte dedicata ai principi fondamentali”.

“Inoltre  – prosegue Castellana all’Agi – l’articolo 41 adesso stabilisce che l’iniziativa  economica non possa svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente e che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini ambientali. Infine – rileva il portavoce di “Genitori Tarantini” – al Tribunale di Milano abbiamo anche presentato il recente rapporto Onu, della commissione per i diritti umani, che definisce Taranto “zona di sacrificio. La Giustizia europea si è già occupata di Taranto e di Ilva. Ricordo le due sentenze della Cedu, la Corte europea per i diritti dell’uomo, che, sempre su istanza di cittadini tarantini, ha condannato lo Stato italiano nel 2019 e nel 2022 perché non ha tutelato dall’inquinamento la salute pubblica”.
I giudici di Milano hanno rimesso alla Corte Europea tre questioni specifiche: ruolo della valutazione di danno sanitario nel procedimento di rilascio e riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia); set delle sostanze nocive che devono essere considerate ai fini del rilascio e riesame dell’Aia; tempi di adeguamento delle attività industriali svolte alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. L’Aia dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, società in cui ci sono il privato ArcelorMittal (maggioranza) e lo Stato con Invitalia (minoranza), è normata da un Dpcm di settembre 2017. La conclusione attuativa delle prescrizioni volte all riduzione del danno ambientale e della diffusione degli inquinanti, é fissata ad agosto 2023.

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