ACCIAIERIE D’ITALIA: 4000 IN CASSA ORDINARIA DAL 28 GIUGNO

L'ANNUNCIO DELL'AZIENDA NEL CORSO DI UN INCONTRO CON I SINDACATI

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Acciaierie d’Italia (ex Ilva) toglie la causale Covid dalla cassa integrazione e la trasforma in cassa ordinaria ma non la ridimensiona. Oggi l’azienda, di cui fanno parte ArcelorMittal Italia e Invitalia – che rappresenta lo Stato – ha spedito ai sindacati una lettera, a firma del direttore del personale, Arturo Ferrucci, dove annuncia 12 settimane di cassa integrazione ordinaria dal 28 giugno per “un periodo presumibile di 12 settimane” che “potrà interessare sino ad un massimo di circa 4.000 dipendenti distinti tra quadri, impiegati e operai”.

ArcelorMittal Italia sta usando ininterrottamente la cassa integrazione a Taranto da luglio 2019. Si è partiti con la cassa ordinaria per un numero massimo di 1.200 addetti su 8.200 dipendenti diretti. Si è così andati avanti sino a marzo 2020, quando la cassa ordinaria è stata sostituita dalla cassa Covid per un numero massimo di 8.100 persone. Attualmente è in corso la cassa Covid per un utilizzo reale di circa 3 mila unità. Adesso a fine mese la cassa Covid sarà sostituita da quella ordinaria. I sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno chiesto ad Acciaierie d’Italia che sia erogata una integrazione economica ai lavoratori in cig al pari di quello che avviene già da alcuni anni per i dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria (1.600), tutti in cassa integrazione straordinaria. Questi, attraverso provvedimenti legislativi, percepiscono una integrazione pari al 10 per cento del trattamento di cig. L’ultimo provvedimento a loro favore è stato il primo decreto Sostegni che ha previsto a tal fine 19 milioni di euro su base annua. Adesso i sindacati chiedono che vi sia l’integrazione anche per i dipendenti di Acciaierie d’Italia posti in cig perché, per le sigle metalmeccaniche, non è più possibile tenere ancora per un lungo periodo i lavoratori con una retribuzione di 900 euro al mese di media.

La nuova cassa ordinaria sostituisce quella con causale Covid, anche perché col dl Sostegni, spiega l’azienda, il governo non ha inteso prorogare la cassa integrazione Covid ma ha comunque permesso alle aziende “interessate dal perdurare della flessione di parte delle attività produttive” e che “si trovano nella condizione di dover procedere ad una riduzione della propria attività lavorativa”, di ricorrere alla disponibilità di ammortizzatori sociali “ordinari”.
Acciaierie d’Italia fa quindi un quadro della situazione del sito di Taranto oggi. La fermata “non programmata” dell’altoforno 2 “ha comportato la riduzione di capacità produttiva di circa 5.000 tonnellate di ghisa”. Tale blocco produttivo, dice l’azienda nella lettera con cui oggi ai sindacati ha annunciato la nuova cassa, è durato quasi un anno ed “ha inevitabilmente condizionato e limitato la possibilità di esercire a pieno regime gli impianti di laminazione e rilavorazione a valle del ciclo produttivo” tanto a Taranto, quanto a Genova, Novi Ligure e Racconigi. Lo stop cui a Invitalia si riferisce è quello per i lavori di adeguamento dell’altoforno 2 alle prescrizioni impiantistiche di sicurezza dettate dall’autorità giudiziaria dopo l’incidente mortale di giugno 2015. Lavori terminati definitivamente ad inizio 2021 ed effettuati da Ilva in amministrazione straordinaria, società proprietaria degli impianti, con una spesa di circa 10 milioni. Il tenere bloccato l’altoforno 2, dice ancora Acciaierie d’Italia, ha fatto slittare i lavori di manutenzione dell’altoforno 4 (tre sono infatti gli altiforni operativi a Taranto: 1, 2 e 4). Cosicché quando l’altoforno 2 ha ripreso la marcia (e anche nella fase di ripartenza, ad inizio d’anno, ci sono stati problemi di funzionamento), Acciaierie d’Italia ha messo in cantiere ciò che avrebbe dovuto fare sull’altoforno 4 fermandolo ad aprile. Per un periodo stimato di 60 giorni. Quest’ultimo impianti è tuttora fermo, lo sarà sino a fine mese, e per Acciaierie d’Italia determina una mancata produzione di 5mila tonnellate di ghisa al giorno. Lo stop di altoforno 4 si è riflesso anche sull’acciaieria 1, anch’essa fermata. Attualmente è in produzione solo l’acciaieria 2, sufficiente ad assicurare la trasformazione in acciaio della ghisa colata dai due soli altiforni in marcia: 1 e 2. Di conseguenza, dice Acciaierie d’Italia, quanto accaduto prima all’altoforno 2 ed ora all’altoforno 4, ha limitato le potenzialità dell’azienda nonostante il mercato dell’acciaio abbia ripreso a girare con domanda  e prezzi in sensibile risalita. Di qui, ora, la nuova tranche di cassa integrazione ordinaria a fine mese per 4mila unità in forza al sito di Taranto.

Intorno a metà mese ripartiranno l’altoforno 4 e l’acciaieria 1 che sono stati fermati ad aprile. Lo dichiara all’AGI Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, riportando quanto dichiarato questa mattina dall’azienda nell’incontro con le sigle sindacali. “Ci è stato anche annunciato che il 3 giugno alle 12 l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, incontrerà i sindacati per un punto di situazione. Oggi – prosegue Talò – ci è stata manifestata una disponibilità a discutere di relazioni industriali, di comandate, di cassa integrazione. È chiaro che si tratta di entrare nel merito e di approfondire, perché per ora siamo solo alle parole. Ci hanno poi consegnato – conclude Talò – la lettera che avvia la procedura per la nuova cassa integrazione ordinaria per 4 mila addetti a partire da fine giugno”. (AGI)

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