In attesa della visita a Taranto del ministro Adolfo Urso, cresce la mobilitazione degli operatori del porto di Taranto, decisi a difendere le sorti di uno scalo strategico che rischia però di scomparire. Il nodo da sciogliere è uno: tanti pareri, ma sono pareri, serve l’ok dalle autorità competenti se realmente si vuol decarbonizzare l’Ilva. E per farlo una nave rigassifricatrice, già allocata inaltre città, che paura fa? Gli operatori del porto sono pronti a far sentire le proprie ragioni e a intraprendere clamorose azioni di lotta.
Di seguito le note diramate alla stampa dall’Associaizone Raccomandati e Agenti Marittimi e dai responsabili delle categorie dei piloti, dei rimorchiatori e ormeggiatori.
“In un momento di significativa contrazione dei traffici portuali che sta mettendo a dura prova l’intero sistema economico tarantino, la Raccomar (Associazione Raccomandatari e Agenti Marittimi) di Taranto ribadisce con forza il proprio sostegno al progetto di installazione di una nave rigassificatrice nel porto di Taranto.
“Di fronte a una crisi dei traffici senza precedenti, il rigassificatore rappresenta un’ancora di salvezza per l’intero sistema portuale e per l’indotto economico della nostra città”, dichiara il Presidente della Raccomar di Taranto. “Non possiamo permetterci di perdere questa opportunità strategica per paure infondate sui rischi ambientali, che le più avanzate tecnologie rendono oggi minimi e controllabili”.
BENEFICI ECONOMICI DIRETTI
L’installazione del rigassificatore garantirebbe:
• Creazione di oltre 300 posti di lavoro diretti tra tecnici specializzati, operatori portuali e personale di sicurezza
• Incremento significativo dei traffici navali con l’arrivo programmato delle metaniere
• Maggiori entrate per servizi portuali: pilotaggio, rimorchio, ormeggio e servizi tecnico-nautici
• Sviluppo delle attività di bunkeraggio e servizi logistici correlati
• Consolidamento della posizione strategica del porto nel Mediterraneo orientale
BENEFICI ECONOMICI INDIRETTI
Il progetto genererebbe un importante effetto moltiplicatore sull’economia locale:
• Oltre 1.000 posti di lavoro nell’indotto tra fornitori, servizi di catering, manutenzioni e trasporti
• Incremento del PIL provinciale stimato in 150-200 milioni di euro annui
• Sviluppo di nuove competenze tecniche nel settore energetico e portuale
• Attrazione di investimenti complementari nel settore della logistica energetica
• Rafforzamento del ruolo di hub energetico per il Sud Italia e i Balcani
RISCHI AMBIENTALI SOTTO CONTROLLO
Le moderne tecnologie applicate ai rigassificatori di ultima generazione garantiscono:
• Standard di sicurezza elevatissimi conformi alle più stringenti normative internazionali
• Impatto ambientale minimo grazie a sistemi di contenimento e monitoraggio avanzati
• Esperienza consolidata di impianti similari operativi in altri porti europei senza incidenti
• Sistemi di gestione delle emergenze all’avanguardia e personale altamente specializzato
“Mentre altri porti del Mediterraneo si rafforzano attraendo investimenti strategici, Taranto non può permettersi di rimanere indietro per timori infondati”, conclude il Presidente. “Il rigassificatore rappresenta una risposta concreta alla crisi dei traffici e un’opportunità per riposizionare il nostro porto come hub energetico di riferimento per l’Europa meridionale”.
La Raccomar di Taranto auspica che tutte le istituzioni locali e regionali sostengano con determinazione questo progetto strategico, fondamentale per il rilancio economico del territorio e per garantire un futuro al sistema portuale tarantino.
Giuseppe Melucci, Presidente Raccomar – porto di Taranto
PILOTI, RIMORCHIATORI E ORMEGGIATORI
“Il Porto di Taranto, persi i traffici del terminal container, negli ultimi venti anni si è retto su quelli da e per gli stabilimenti Eni ed ILVA
Queste due realtà industriali rappresentano la sopravvivenza del porto ionico e di quanti vi lavorano direttamente nelle tantissime attività del suo indotto. La crisi di una sola delle due realtà industriali avrebbe come conseguenza la crisi immediata dell’altra in quanto non in grado di reggere, da sola, gli ingenti investimenti necessari per provvedere ai servizi che direttamente o indirettamente sono necessari per l’attività in sicurezza delle navi che la servono. Ed infatti questi operatori, a vario tiolo, hanno dovuto sostenere in questi anni ingenti investimenti finanziari ma anche sociali promuovendo professionalità ed esperienza.
La crisi del siderurgico fatta esplodere con il sequestro degli impianti ha già, purtroppo, prodotto danni economici e sociali di non poco conto, impattando sulla occupazione diretta ed indiretta dell’intera portualità, che ha dovuto sostenere sforzi non indifferenti per non metter a rischio il necessario bagaglio di professionalità costruito nel tempo.
I servizi Tecnico-Nautici del porto di Taranto hanno dovuto, nell’ultimo anno e mezzo, oltre che registrare perdite pesanti sul piano economico, anche sostenere le proteste dei lavoratori che vedevano il loro reddito a rischio. Abbiamo potuto contare solo sull’autorevole e coraggioso oltre che competente sostegno delle Autorità locali, in particolare di quella Marittima (Capitaneria di Porto), che ha dovuto e saputo rivedere i parametri di funzionamento dei servizi tecnico-nautici per renderli sostenibili alla luce del pesante calo di traffico.
In questa già difficile situazione sapere che chi ha il compito di amministrare la cittadinanza pugliese e tarantina sembra disposto a voler causare il trasferimento di tutto ciò che è necessario alla produzione eco-sostenibile dell’intera produzione dell’acciaieria di Taranto verso altri scali nazionali lasciando nel territorio ionico gli avanzi e le macerie, senza che possa esistere una qualunque alternativa credibile, appare privo di ogni logica economica e sociale.
Se ci fosse qualcuno che pensa di fare dell’ILVA un parco a tema o altra iniziativa di pari valore ed attrattiva sociale può vedere ciò che (non) è stato fatto a Bagnoli in oltre 40 anni e per uno stabilimento decisamente più piccolo.
In passato sono stati certamente commessi errori ma sarebbe diabolico continuare a sbagliare semplicemente chiudendo insieme allo stabilimento il porto dove pure sono state spese ingenti risorse pubbliche e private per le infrastrutture che, a questo punto, costituirebbero solo una ulteriore attrazione in una nuova cattedrale nel deserto.
Considerato quanto sopra risulta incomprensibile ed ingiustificato non consentire di dotare il nostro porto e la sua industria siderurgica che si vuole rendere indipendenti dal carbone adottando una produzione che si basi sull’energia elettrica e che sfruttano, direttamente ed indirettamente, una grande quantità di gas, della nave rigassificatrice, come già saggiamente deciso in tante realtà nazionali ed estere, attesi gli spazi, le infrastrutture e non ultimo le competenze professionali esistenti nel nostro porto
In ultimo, abbiamo la convinzione che i “NO”, senza se e senza ma, siano inutili ed in questo caso anche molto dannosi per l’intera comunità portuale e per l’intero territorio ionico.
CAPO PILOTA RIMORCHIATORI NAPOLETANI CAPO GRUPPO ORMEGGIATORI
Felice Tagarelli Gaetano Raguseo Giovanni Puglisi


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