Il problema abusivi rischia di far saltare l’intero settore dell’artigianato. E’ la triste riflessione del segretario provinciale di Confartigianato Taranto Fabio Paolillo. A seguire il testo integrale:
L’intero sistema delle imprese artigiane di produzione e di servizi rappresenta uno dei settori economici più
rilevanti della provincia di Taranto, diventandone una delle sue espressioni più qualificate. Purtroppo è lo
stesso sistema costretto a fare quotidianamente le spese con la concorrenza sleale dell’abusivismo, che negli
ultimi anni ha ulteriormente “impoverito” il sistema delle piccole imprese, oltre che da un punto di vista
economico, anche professionale e sociale, con conseguenze per tutto il territorio. Parliamo di diverse migliaia
di operatori a nero sconosciuti all’INPS, all’INAIL, all’Agenzia delle Entrate, alla Camera di commercio ed ai
comuni, con molti milioni di euro che sfuggono alla tassazione.
Ma alla strategia della “politica del prezzo basso degli abusivi” Confartigianato oppone la responsabilità
sociale, la collaborazione tra cliente e fornitore, le competenze e l’innovazione, assieme alla qualità
artigianale del “Made in Italy”, fermamente convinta che tutto ciò sia un valore strategico nella quotidiana
competizione, soprattutto in tempi di forti cambiamenti come questi.
Taranto soffre, troppo spesso, di difficoltà di dialogo e di uno scambio di informazioni poco tempestivo tra
uffici, istituzioni, portatori di interessi collettivi, tra territori confinanti. Basterebbe una normale condivisione
di informazioni, unire le forze progettuali e di intervento su segmenti e/o zone particolari in cui il fenomeno
della concorrenza sleale è più concentrato per dare qualche risposta al mercato.
Per quanto ci riguarda, il problema dell’illegalità prescinde da qualsiasi possibile giustificazione. La
concorrenza sleale, infatti, non solo nuoce ai nostri artigiani ma anche a quel sistema imprenditoriale che nel
nostro territorio lavora con correttezza e nel rispetto delle norme. È interesse quindi non solo nostro, ma di
tutti combattere chi si pone nel mercato in modo illegale e abusivo.
Sono anni che Confartigianato, con cadenza quasi maniacale, lancia l’allarme riguardo i danni dell’abusivismo
che imperversa in tantissimi settori, come ad esempio la moda, l’impiantistica, l’edilizia, l’autotrasporto,
l’autoriparazione, l’alimentare, l’estetica e l’acconciatura, un fenomeno che cresce costantemente, e che in
diversi settori letteralmente esonda con l’arrivo dell’estate.
Ora, restando fermamente ossequiosi e rispettosi delle istituzioni, al netto del proficuo lavoro svolto da
diverso tempo dalla Polizia Stradale nello scovare e chiudere officine di autoriparazione prive delle varie
autorizzazioni e quindi abusive, negli altri settori purtroppo sembrerebbe non esserci alcun riscontro, che
lascerebbe significare una carenza di attenzione sulla gravità del fenomeno. Come Confartigianato siamo
invece assolutamente convinti che l’assenza di controlli adeguati, insieme ad una incredibile facilità nel poter
offrire in modo sfacciato ed incontrollato prodotti e servizi tramite piattaforme online e passaparola,
consente al mercato del sommerso di dilagare incontrastato, mettendo a rischio la sopravvivenza delle
imprese regolari ed anche la salute dei cittadini. Con il paradosso che poi si finisce per controllare soltanto le
imprese regolarmente iscritte alla Camera di commercio.
Questo indica una problematica che nella provincia ionica va ben oltre la semplice concorrenza sleale, ma
coinvolge anche la sicurezza e la salute pubblica. Gestire un’impresa regolare richiede investimenti
significativi in sicurezza, formazione continua, utilizzo di prodotti ed attrezzatura certificati, competenze
specifiche e l’adeguato rispetto delle normative sanitarie.
Allora, giustamente il grido degli artigiani «se chiudiamo noi, chiude l’Italia», perchè sono delusi, si sentono
abbandonati, sono arrabbiati ma non rassegnati. Si chiedono giustamente: ma lo Stato che fa? Molti artigiani,
per resistere e sopravvivere, hanno addirittura preferito chiudere l’impresa e continuare in nero anche loro.
Quindi, care istituzioni pubbliche del territorio, costi quel che costi occorre necessariamente tutelare e
proteggere le diverse migliaia di piccole imprese che lavorano regolarmente, pagano le tasse e garantiscono
competenza, sicurezza ed igiene ai propri clienti e cioè ai cittadini.
Confartigianato esprime ancora una volta la sua ferma posizione sulla questione, sottolineando come sia
ingiusto e pericoloso che gli operatori regolari vengano penalizzati mentre chi lavora in nero prospera
indisturbato. È necessario un rafforzamento dei controlli, ma è altrettanto fondamentale aumentare la
consapevolezza dei cittadini, a supporto dell’economia legale e il lavoro onesto.
Un paio di esempi del paradosso di cui parliamo:
– a partire dal 1° settembre 2025, entrerà in vigore un divieto per l’utilizzo di due sostanze chimiche
contenute in fotoiniziatori e condizionanti per unghie nocivi per la salute (quello delle unghie è uno dei
settori più impregnato dal sommerso..), quindi giustamente verranno approntati i controlli per gli istituti
di estetica regolari, e le migliaia di provette abusive che girano nelle case, lidi etc chi li controlla?
– Ennesima estate rovente: scattata la corsa all’acquisto o sostituzione dei climatizzatori. Ormai si
acquistano direttamente su internet o nei centri commerciali, però poi per l’installazione la legge impone
di rivolgersi a ditta autorizzata. Macchè, centinaia di installatori si stanno lamentando di preventivi
bocciati perché “c’è il tizzio a nero che gli frega il lavoro installando addirittura a 75 euro (fuori da
qualsiasi logica per chi fa regolarmente impresa”, senza ottemperare alle disposizioni fiscali,
contributive, F-GAS etc. Mentre alle imprese regolari il sistema controlla anche i residui di gas impiegati
nelle ricariche.
In ogni settore c’è sempre il furbo a nero che frega il lavoro alle impresa in regola. Capito come si sta
distruggendo il mercato? E se non si inverte la direzione c’è il serio rischio che il sistema salti completamente.
L’appello di Confartigianato è quindi duplice: da un lato chiedere un maggiore e tangibile impegno da parte
delle istituzioni per intensificare i controlli, dall’altro sensibilizzare i cittadini a scegliere professionisti
qualificati e operanti nel rispetto delle leggi. L’obiettivo finale è garantire non solo la protezione dei lavoratori
onesti, ma anche la sicurezza e il benessere delle persone che si affidano ai servizi degli artigiani, quelli veri.


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