Quattordici persone rischiano il processo per l’incendio che il 30 luglio 2024 devastò la pineta di Bosco Caggioni, nella marina di Pulsano, e provocò la morte dell’86enne Rita Fasanella, sorpresa dalle fiamme all’interno della sua residenza estiva. La figlia e la nipote riuscirono ad allontanarsi, mentre l’anziana rimase intrappolata nella villetta. La Procura di Taranto ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio, firmata dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia e dal pm Raffaele Casto. L’udienza preliminare è fissata per il 25 maggio dinanzi al gup Gabriele Antonaci.
Tra gli imputati c’è Pasquale Tomai Pitinca, 68 anni, ritenuto l’autore materiale dell’innesco. L’uomo, fermato nei giorni successivi al rogo e poi scarcerato, risponde di incendio boschivo pluriaggravato e morte come conseguenza di altro reato. Le indagini, anche grazie a immagini di videosorveglianza, lo collocano lungo un’area comunale dove avrebbe dato fuoco alle sterpaglie, innescando il fronte che, complice il vento, si estese rapidamente. Il rogo si propagò alla strada provinciale litoranea Salentina e ai lidi presenti nella zona, creando grave pericolo per i bagnanti e in generale per l’incolumità pubblica.
Gli altri imputati rispondono di incendio boschivo pluriaggravato provocato per colpa, commesso con il concorso di cause simultanee, con l’aggravante di aver creato pericolo per gli edifici e di aver provocato un danno grave, esteso e persistente all’ambiente. Tra loro c’è anche un funzionario del Comune di Pulsano, otto privati e tre titolari di strutture ricettive, accusati di non aver provveduto alla pulizia dei terreni e alla realizzazione delle fasce protettive. Rischia il rinvio a giudizio, infine, il capo squadra dei Vigili del fuoco intervenuto quel giorno: per l’accusa l’area non sarebbe stata bonificata a dovere, consentendo la ripresa del rogo. Nella richiesta di rinvio a giudizio sono indicate 44 parti offese, tra cui il Comune di Pulsano.


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