IL MINISTRO URSO: “ILVA PROPULSIVA PER IL PAESE”

I COMMENTI DOPO LA RIUNIONE SINDACATI-PARLAMENTARI

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“L’Ilva è la più grande acciaieria europea, abbiamo la necessità che torni a essere un elemento propulsivo del paese”. Lo afferma il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine del Forum annuale delle Telecomunicazioni organizzato da Assotelecomunicazioni-Asstel. “Di questo dossier strategico – aggiunge – ho già preso visione sin dall’inizio del mio mandato. E anche oggi so che devo confrontarmi non soltanto con le questioni che sono emerse dopo la decisione della proprietà in merito alle aziende dell’indotto, ma anche con la problematica importante della siderurgia italiana”. La strategia, conclude il Ministro, “è quella di delineare un futuro per all’acciaieria italiana, anche attraverso quello che con il tempo realizzeremo, ossia un piano siderurgico nazionale che tenga insieme i vari siti produttivi e rispetti le vocazioni. Parlo ovviamente di Terni, ma anche di Piombino, così come dell’Ilva a Taranto e nel resto del paese”. (ANSA).

LE PAROLE DELL’ON. MAIORANO (FDI)

“Voi sindacati e lavoratori continuate così, Acciaierie d’Italia non può avere un atteggiamento unilaterale, noi saremo al vostro fianco”. Lo ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Maiorano intervenendo all’incontro sull’ex Ilva tra sindacati e parlamentari ionici neo eletti che si sta svolgendo nella Cittadella delle imprese. “Noi facciamo il nostro – ha aggiunto – ma qualche altro amministratore non deve far finta che il problema adesso non è suo e comincia a tirare fuori i muscoli quando il suo partito di riferimento è fuori dal governo. I muscoli si tirano fuori quando si può fare la propria parte”. Il deputato ha invitato tutti “a fare fronte comune. La provincia di Taranto ha validi rappresentanti nel Parlamento. Quello dell’Ilva è uno dei fascicoli super importanti sul tavolo del governo Meloni. Abbiamo già preso contatto con i ministri. Oggi – ha concluso – non può essere una giornata risolutiva ma noi ci siamo e non ci tiriamo indietro”.

L’INTERVENTO DI D’ALO’ (FIM CISL)

“La sospensione delle attività di 145 ditte dell’appalto è un fulmine a ciel sereno, ma non lo è il tipo di gestione che si sta avendo all’interno dello stabilimento. La gestione Morselli sfida il governo con atti che si ripetono. Nel braccio di ferro, però, vengono utilizzati i lavoratori come arma e questa cosa è inaccettabile soprattutto per una società che vede lo Stato presente con il 38% delle quote. Non si capisce perchè si consentano atteggiamenti del genere che vogliono ottenere qualcosa in cambio e che non è realmente quello che emerge”. Lo ha dichiarato Valerio D’Alò, responsabile siderurgia della Fim Cisl, intervenuto all’incontro sull’ex Ilva tra sindacati e parlamentari ionici neo eletti che si sta svolgendo nella Cittadella delle imprese. “La cosa più grave – ha proseguito D’Alò – è che c’è un continuo rimpallo di responsabilità. Noi chiederemo un incontro al ministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso perchè Acciaierie d’Italia è una vertenza a cui il governo deve mettere mano. C’è un problema industriale. c’è un problema ambientale. Senza voler scaricare sugli ultimi arrivati del nuovo governo tutte le responsabilità di 14 anni di vertenza in sospeso, credo sia arrivato il momento di agire sul serio e speriamo sia la volta buona”. Se “la prefazione – ha concluso D’Alò – è l’annuncio della sospensione di 145 imprese dell’indotto sicuramente si parte col piede sbagliato”.

LA LETTERA DEI LAVORATORI INDOTTO

“Noi chiediamo non sommessamente ma urlando che si faccia il bene del nostro territorio e si faccia presto perché non c’è più tempo. E se le risposte non arriveranno nel giro di pochi giorni, allora rischieremo di andare, pur non volendo verso situazioni incontrollabili dove non regna più la ragione e la programmazione ma la disperazione”. Lo sottolinea il Comitato dei lavoratori delle aziende dell’indotto ex Ilva in una lettera consegnata a parlamentari ionici neo eletti e sindacati, che oggi si sono riuniti nella Cittadella delle imprese di Taranto per fare il punto sulla vicende del Siderurgico dopo la sospensione delle attività di 145 ditte dell’appalto decisa da Acciaierie d’Italia. “Ora – aggiunge il Comitato – si tratta di scegliere tra questi 2 approcci: un cammino virtuoso e inesorabile, attento e illuminato dalla chiarezza dell’obiettivo che si vuole raggiungere, ovvero il rilancio dello stabilimento siderurgico, oppure la rivoluzione, ovvero l’annullamento dell’esistente, la chiusura dello stabilimento, accompagnato dalla speranza che qualcos’altro nasca”. “Noi – puntualizza il Comitato – non crediamo nelle rivoluzioni, noi vogliamo scegliere un percorso, fatto innanzitutto di risposte immediate a domande che da troppo tempo esigono una risposta: cosa si vuole fare di questo stabilimento, quale sarà il suo destino”. I lavoratori dell’indotto pretendono “che questo Governo ci dica chiaramente quali siano le sue intenzioni sul futuro di migliaia di famiglie di nostri concittadini che in quello stabilimento ci lavorano. Vogliamo sapere quale sarà il destino di 6mila lavoratori dell’indotto che soffrono da 10 anni sulla propria pelle e su quella dei propri familiari le alterne vicende di quello stabilimento. Tuttavia – concludono – noi oggi non ci limitiamo a chiedere, noi oggi pretendiamo un impegno risolutivo per il rilancio dello stabilimento siderurgico, per la sua ambientalizzazione e per la salvaguardia dei posti di lavoro dei lavoratori diretti e dei lavoratori dell’indotto”.

 

 

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