“Nei prossimi giorni a Taranto tornerà in funzione uno degli impianti più problematici dell’ex Ilva e questa non può essere considerata una notizia neutra”.
È quanto denuncia il fronte Giustizia per Taranto commentando l’annuncio dell’avvio delle operazioni tecniche per la rimessa in marcia dell’altoforno 2, con l’obiettivo di arrivare all’accensione entro la fine di febbraio.
“Si entra in una fase delicatissima, ad alto rischio industriale e con un impatto ambientale pesante”, viene sottolineato, ricordando che “le fasi di riaccensione sono tra le più critiche sia per la sicurezza dei lavoratori sia per l’aumento delle emissioni”. “È in questi momenti – si legge ancora – che crescono consumi energetici, scarti, fumi, odori e polveri”. L’impianto, viene rimarcato, “è lo stesso altoforno legato a una delle pagine più drammatiche della storia recente dello stabilimento, quella in cui perse la vita il lavoratore Alessandro Morricella”. Un riavvio che avviene “in un contesto già segnato da impianti fermi o sotto sequestro per gravi incidenti”, configurando “un sistema fragile che viene forzato ancora una volta”. “In queste settimane non si discute di riconversione, di chiusura delle fonti più inquinanti o di tutela della salute pubblica – affermano – ma solo di come far ripartire tutto, costi quel che costi, anche a livello ambientale e umano”.
“Taranto deve prepararsi – conclude Giustizia per Taranto – a notti pesanti, finestre chiuse e aria irrespirabile, sapendo che qui ogni ripartenza non è una buona notizia ma l’ennesimo passo dentro un modello che consuma territorio, persone e futuro”.
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