“GIOCHI MEDITERRANEO, AFFRONTARE SUBITO I PROBLEMI”

LE PAROLE DEL CONSIGLIERE REGIONALE E COMUNALE MASSIMILIANO STELLATO

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“Mancano poco più di tre anni all’appuntamento di giugno 2026 per la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto con circa 4mila atleti attesi da 26 Paesi che gareggeranno, nelle proprie discipline sportive, negli impianti della città, ma anche della provincia, oltre che in altri comuni pugliesi”.
Lo dichiara Massimiliano Stellato, consigliere regionale e comunale.
“Nell’estate del 2019, quando ci fu l’assegnazione dei Giochi a Taranto,  si coglievano soddisfazione e ottimismo. Taranto aveva ottenuto un grande riconoscimento sportivo. E analoga positività c’è stata anche nei mesi scorsi, con la consegna della bandiera con tre cerchi olimpici dei Giochi dalla città algerina di Orano, che ha ospitato la diciannovesima edizione dell’evento, a quella di Taranto.  Ora, invece, giustamente emergono dubbi, timori, perplessità. Non sulla significatività della manifestazione, sia chiaro, quanto sulla effettiva possibilità di farcela riuscendoci bene. Non si tratta di fare i disfattisti, come pure si è detto, ma di provare a ragionare e, se possibile, ad unire le forze per superare le difficoltà che, oggettivamente, ci sono.

Il primo problema sono le risorse. A marzo 2023 sarà trascorso un anno esatto dal via libera del Parlamento (decreto Sostegni) ai primi 150 milioni per l’infrastrutturazione dei Giochi. Ad oggi, questi fondi non sono ancora nelle casse comunali. È dunque un po’ curioso dire, come pure è stato detto, che una responsabilità va ricercata nel vuoto amministrativo che si è determinato a Taranto a causa dello scioglimento anticipato del Consiglio comunale. Forse si, ma non solo. Le risorse non erano arrivate prima e non sono arrivate adesso. Probabilmente c’é da chiedersi se l’interlocuzione di Asset e delle istituzioni coinvolte, verso chi doveva assicurare queste risorse a Taranto, sia stata adeguata ed efficace, o se l’iniziativa non si sia piuttosto limitata a convegni e mere presentazioni di rendering. Anzi, se un passo importante è stato fatto lo si deve all’ex ministro per il Sud, on. Mara Carfagna, che a settembre inserì l’impiantistica e le risorse dei Giochi del Mediterraneo nel perimetro del Contratto istituzionale di sviluppo affinchè avessero maggior rilievo. Dall’attuale Governo, invece, non abbiamo avuto un cenno, uno, idem dai nostri parlamentari, come se la questione non esistesse, nè a Taranto si è visto, nè è stato incontrato dai rappresentanti istituzionali del territorio, il ministro dello Sport, Abodi, per capire cosa s’intende fare. Spero vivamente che questo stato di cose finisca presto, altrimenti davvero la situazione si complicherà ulteriormente.

Altro aspetto, i tempi dei progetti e la quantità delle risorse. A Taranto è prevista la costruzione del palazzo del nuoto nell’area torre D’Ayala, del centro nautico nell’ex stazione torpediniere e del nuovo stadio nel rione Salinella. Abbiamo visto i progetti, ma il loro completamento in fase esecutiva quando è ipotizzato? Che previsione si può fare sul lancio delle gare di appalto? E ancora, considerato che pure quest’anno se ne andrà presumibilmente tra iter tecnici, progettuali, amministrativi e burocratici, basteranno poi due anni per l’effettiva costruzione degli impianti? Io ho dei dubbi, molti, ed è lecito averne, ma sarò felice se verrò poi smentito dai fatti.

Sarebbe opportuno che vi fosse, ad esempio, un Consiglio comunale ad hoc in cui fornire un cronoprogramma dettagliato sulle varie tappe relativamente agli impianti primari da qui alla fine dell’anno. Sapere, cioè, in che arco temporale è collocata la definizione dei progetti, in quale la gara d’appalto, con tempi di svolgimento e di assegnazione, in quale, infine, la costruzione delle opere.
Al netto, ovviamente, di eventuali ricorsi. Probabilmente, per stare nella tabella di marcia, bisognerà pure prevedere, se possibile, che, almeno per talune fasi, i cantieri siano operativi h24 come si è fatto per il nuovo ospedale San Cataldo, anche se abbiamo visto che, per una serie di ragioni, questo non è poi bastato e il rispetto delle date è più volte saltato.

Sulle risorse, invece, il punto non è solo ottenere quelle deliberate, i 150 milioni, ma capire come, con quali mezzi aggiuntivi, copriamo il quadro delle esigenze del masterplan. Secondo alcune stime che abbiamo ascoltato, mancano all’appello altri 100 milioni. Dove li troviamo? Sicuro che verranno dalla Regione Puglia e/o dagli sponsor privati? Non sarebbe opportuno, anche qui, fare un punto di situazione e vedere il modo migliore in cui muoversi unitariamente? Almeno per quanto riguarda un possibile coinvolgimento della Regione, credo che vadano già poste in questa prima parte dell’anno le premesse di ciò che si intende fare.

Ultimo punto, il nuovo stadio. Sono emerse critiche, dubbi. Io preferisco porre elementi concreti e dico: facciamo tutti gli approfondimenti tecnici e politici necessari, discutiamo col mondo dello sport, dell’impresa e del commercio, modifichiamo e correggiamo ciò che magari sarà utile cambiare. Credo che ciò che vada evitato sia: uno stadio bello ma troppo costoso sul piano della gestione; uno stadio che non soddisfi appieno le esigenze dello sport, del calcio e dei tifosi; uno stadio che non sia il cuore della principale società calcistica della città; uno stadio che non sia attrattore sociale e di eventi, nonché elemento di spinta del rilancio della città; uno stadio che con la sua proiezione avveniristica viene catapultato in un contesto urbano ed ambientale, il quartiere Salinella, dove c’è ancora moltissimo da fare e dove certo gli standard di qualità della vita possono ritenersi adeguati. Le mie non sono posizioni critiche e non tratteggiano scenari catastrofici. Discutiamo invece, approfondiamo, non per cercare l’unanimismo, ma per avere una visione razionale e costruttiva e per fare davvero del nuovo stadio un qualcosa di corale, di sentito e  partecipato dalla città.
Perchè i Giochi del Mediterraneo possano assegnare la meritata vetrina alla città di Taranto  anzichè condannarla alla costruzione di strutture sportive che restino, poi, cattedrali nel deserto”.

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