EX ILVA, SCIOPERO E MOBILITAZIONE A TARANTO

Blocchi stradali su varie arterie

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La mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie d’Italia in As, Ilva in As e dell’appalto a Taranto non si limita allo sciopero e all’occupazione della fabbrica.
Sono stati attuati blocchi stradali sulla statale 100, la statale 106 e la bretella che unisce le due statali, oltre al principale varco dell’Eni utilizzato per carico e scarico. I lavoratori dell’appalto hanno occupato la SP 48 per Statte. “Bloccando ogni via, stiamo costringendo la politica – hanno sottolineato le sigle sindacali – a guardare la nostra realtà: non c’è più spazio per l’indifferenza”.

AL CORTEO IL SINDACO BITETTI

“Io sono qua a manifestare che Taranto è una città resiliente, io sono qua e ci resterò sino a quando riterremo che dobbiamo restare”. Così il sindaco di Taranto Piero Bitetti dopo aver raggiunto il presidio dei lavoratori ex Ilva e dei sindacati, che hanno promosso l’occupazione della fabbrica, lo sciopero e blocchi stradali contro il piano proposto dal governo che a loro avviso porterebbe alla chiusura.    “È stato richiamato un documento – ha aggiunto – sottoscritto tra amministrazione e sindacati, un documento responsabile che purtroppo aveva visto lungo. E dal 18 giugno, e spero di essere smentito, noi abbiamo sempre pensato che fosse stato messo in campo un bluff per provare a scaricare la responsabilità su qualcuno. E’ stato detto benissimo dai rappresentanti sindacali, ci sono delle competenze precise, ci sono delle politiche che vanno intestate a chi di competenza”. Un’accusa diretta, che chiama in causa le scelte politiche e la gestione della vertenza.   “Io stamattina – ha riferito il primo cittadino – ho scritto direttamente al presidente del Consiglio Meloni invitandola a Taranto e dove la sua agenda non dovesse consentire una venuta in tempi brevissimi chiaramente sono disposto a raggiungerla in qualsiasi momento a Roma. Noi abbiamo bisogno di chiarezza, noi abbiamo bisogno di certezze, noi abbiamo bisogno di verità. Tanto il sindaco di Taranto con la sua comunità, tanto il sindaco Salis di Genova con la sua comunità, tanto tutti gli altri sindaci con le loro comunità”.  Per il “valore che può avere l’acciaio di Stato, per quelli che sono – ha sostenuto Bitetti – i soldi che sono stati stanziati per la Difesa, per il coinvolgimento dell’Unione europea, dal primo momento abbiamo fatto proposte concrete che puntassero alla decarbonizzazione vera, progressiva, da fare in tempi contenuti”.

SINDACATI CHIEDONO CONVOCAZIONE DAL GOVERNO PER TUTTO IL GRUPPO

Le segreterie territoriali Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto chiedono al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la convocazione urgente di un tavolo unitario sull’ex Ilva che coinvolga tutte le istituzioni locali e regionali e l’intero gruppo siderurgico, contestando la scelta di limitare il confronto ai soli stabilimenti del Nord.
In un comunicato indirizzato al Mimit, i sindacati definiscono “elemento divisivo” la convocazione fissata per il 28 novembre a Palazzo Piacentini su Genova-Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, sottolineando che fino ad oggi la vertenza è stata gestita con una regia unitaria a Palazzo Chigi.
“Chiediamo pertanto che il tavolo venga convocato alla presenza di tutte le istituzioni locali e regionali per tutto quanto il gruppo”, scrivono le organizzazioni sindacali, avvertendo che “la mobilitazione, in assenza di tale convocazione, proseguirà ad oltranza”.
La riunione indetta dal ministro Urso, richiesta da sindacati ed enti locali, punta ad aggiornare le parti sul futuro dei siti del Nord alla luce del piano di manutenzione degli impianti e di formazione dei lavoratori illustrato dai Commissari nell’ultimo incontro del Tavolo Ilva. Una scelta che, secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto, rischia però di frammentare il confronto e compromettere una visione complessiva sulla crisi dell’ex Ilva e sulle prospettive occupazionali e industriali dell’intero gruppo.

A GENOVA RESTA PRESIDIO

Nonostante l’annuncio della convocazione di un tavolo al ministero per discutere delle acciaierie del nord i lavoratori dell’ex Ilva di Genova mantengono il presidio davanti alla stazione di Cornigliano in attesa dell’ufficialità. La notizia, infatti, e stata accolta con soddisfazione, visto che risponde alle richieste dei sindacati di avere in tavolo su Genova, ma anche con una certa cautela perchè “un conto è la nota diffusa ai media e un conto la carta bollata e protocollata del ministero”.
Quello che è chiaro, però, è che la comunicazione arrivata da Palazzo Piacentini è una notizia forte perché affronta in maniera distinta il futuro delle acciaierie del Nord, Genova in primis, come chiesto esplicitamente con questa protesta.
L’ufficialità dovrebbe arrivare nel pomeriggio, alle 17.30, nel corso dell’incontro che si terrà in Prefettura con i sindacati e gli enti locali. Secondo le ipotesi che arrivano dalla piazza, una volta ottenuta la comunicazione ufficiale i rappresentanti sindacali torneranno a Cornigliano dove si terra un’assemblea che deciderà lo scioglimento del blocco stradale.

UIL: LO STABILIMENTO E’ GIA’ CHIUSO

“La reazione dei lavoratori non poteva essere più chiara. Il piano del governo è un vero piano di morte che conduce alla chiusura totale dello stabilimento, ma la realtà è che la fabbrica è già in condizioni di fermo produttivo”.
Lo denuncia il coordinatore della Uil Taranto, Gennaro Oliva, al termine delle assemblee e della mobilitazione con sciopero di 24 ore.
Secondo il dirigente sindacale, l’ex Ilva vive una paralisi strutturale: “I numeri parlano chiaro: con un solo altoforno in marcia si producono circa 4.000 tonnellate al giorno, contro le 24-25 mila di quando tutti gli impianti erano attivi. Oggi si viaggia su appena 15 colate giornaliere, lo stabilimento è praticamente fermo”.
Oliva parla di “rottura totale con il governo”, accusato di abbandonare lavoratori e territorio. “Mettere 6mila persone in cassa integrazione – osserva – senza un piano industriale serio significa condannare la città. La formazione proposta è solo un paravento per coprire una chiusura programmata”.
“La dignità non si difende con gli ammortizzatori sociali – conclude Oliva – serve un intervento immediato dello Stato, con nazionalizzazione e investimenti per un vero piano di acciaio green. O si agisce ora o Taranto sarà desertificata produttivamente”.

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