EX ILVA, IL PRI REPLICA AL PD: «CHIUSURA E’ ALTERNATIVA CONCRETA»
Di Bello, segretario provinciale del PRI: «Taranto non può continuare ad attendere. La bonifica non è un’alternativa allo sviluppo, ma il primo passo per costruire un’economia finalmente libera dalla monocultura industriale pesante»
«Definire “storielle” le proposte di chiusura programmata e riconversione dell’ex Ilva significa affrontare una questione decisiva per il futuro di Taranto con una semplificazione che non possiamo accettare». È quanto dichiara l’Avvocato Mirko Di Bello, segretario provinciale del Partito Repubblicano Italiano, intervenendo nel dibattito sul futuro dello stabilimento siderurgico.
«Prima di liquidare come irrealizzabili le ipotesi alternative alla continuità produttiva – afferma Di Bello – sarebbe opportuno entrare nel merito. Il paragone con Bagnoli, spesso utilizzato per sostenere che una chiusura produrrebbe soltanto decenni di abbandono e mancata bonifica, non può diventare un alibi per perpetuare una situazione che Taranto conosce ormai da generazioni».
Secondo il segretario provinciale del PRI, «le bonifiche di un sito industriale compromesso sono innanzitutto una responsabilità pubblica. Lo Stato ha gli strumenti, le risorse e il dovere di governare una fase di transizione così complessa. Ma una cosa deve essere chiara: non si può bonificare seriamente un territorio mentre si continua contemporaneamente ad alimentare la fonte del problema».
«La bonifica – prosegue Di Bello – non è una nuova monocultura economica da sostituire a quella industriale. È uno degli strumenti della transizione, insieme alla nascita di nuovi settori e nuove opportunità. Taranto ha bisogno di turismo, cultura, portualità, logistica, ricerca, nuove tecnologie, valorizzazione delle filiere locali e di una manifattura realmente sostenibile. L’obiettivo non è cancellare il lavoro industriale, ma cambiare la direzione dello sviluppo».
Di Bello contesta inoltre l’idea che non esistano alternative concrete alla prosecuzione dell’attuale modello produttivo. «Negli anni sono stati elaborati studi e progetti di riconversione, tra cui il Piano Taranto del 2018 e il progetto TRACCE del 2025, che affrontano proprio il tema della transizione economica, ambientale e occupazionale della città. Si può discutere di costi, tempi e fattibilità, ma non si possono liquidare queste proposte come semplici illusioni».
Il segretario provinciale del PRI invita quindi il Partito Democratico a chiarire nel merito la propria proposta di decarbonizzazione: «Se la strada è quella di mantenere la produzione siderurgica attraverso la progressiva sostituzione del carbone con gas e idrogeno verde, bisogna spiegare ai cittadini con quali tempi, quali tecnologie, quali investimenti e quali garanzie occupazionali si intenda procedere. Anche una profonda trasformazione tecnologica dello stabilimento avrà conseguenze sull’organizzazione del lavoro e sui livelli occupazionali. Taranto ha il diritto di conoscere oggi quale sarà il destino dei lavoratori domani».
«Da oltre un decennio – aggiunge Di Bello – la città ascolta promesse di decarbonizzazione, riconversione e risanamento. Nel frattempo continua a convivere con una ferita ambientale e sanitaria che non può essere rimossa dal dibattito politico. La salute non può essere una variabile della transizione né un costo da rinviare al futuro».
«Il punto – conclude Di Bello – non è scegliere tra lavoro e ambiente. Questa contrapposizione appartiene al passato. La vera sfida è costruire lavoro attraverso un ambiente risanato e un’economia finalmente diversificata. Se esiste un progetto credibile di decarbonizzazione, lo si presenti con numeri, tempi, investimenti e garanzie occupazionali. Se esistono alternative di chiusura programmata e riconversione, si abbia il coraggio di discuterle senza liquidarle come “storielle”. Taranto non ha più bisogno di promesse: ha bisogno di una scelta politica chiara, di un cronoprogramma verificabile e di un progetto capace di tenere insieme salute, ambiente, lavoro e sviluppo. Il tempo della semplice attesa è finito».

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