Dalla commedia alla realtà: l’Alzheimer portato a teatro
Il commediografo Raffaele Boccuni la sua compagnia Massimo Troisi sorprendono con un testo difficile e delicato
Ci sono dei momenti in cui tutti gli artisti che sono abituati a far sorridere, da chi scrive a chi mette i racconti in scena, decide di oltrepassare una siepe: di transitare per un momento dalla comicità al dolore, dalla risata alla lacrima, dal disimpegno alla riflessione.
È proprio ciò che ha fatto il commediografo tarantino Raffaele Boccuni con il suo ultimo lavoro originale, “Ricordi sbiaditi: un amore per sempre”.
Un testo coraggioso, rappresentato recentemente nel teatro Tarentum assieme agli attori amatoriali della compagnia “Massimo Troisi”: una storia toccante che ha portato alla luce uno dei fenomeni più difficili da affrontare per tante famiglie, il problema dell’Alzheimer.
Protagonista della storia è Marco, ex centravanti del Taranto, un autentico mito per i tifosi della curva, che improvvisamente inizia ad accusare dei vuoti di memoria fino a non riconoscere più nulla della sua vita. E’ vittima dell’Alzheimer precoce, una patologia che può colpire non soltanto gli anziani, ma anche i più giovani, sconvolgendo intere famiglie e gli affetti più profondi.
Tutto sparisce nel nulla: i ricordi, gli abbracci, i legami. La madre non è più una madre ma viene trattata da Marco come una fastidiosa ed episodica conoscenza; la moglie finge di essere infermiera per cercare di mantenere un legame costante senza essere travolta dagli insulti. Gli amici e i parenti è lo stesso padre sono figure trasparenti. Quando i ricordi non ci sono, sono volti senza nome.
Alla fine solo l’inestinguibile forza dell’amore, quando è più forte di tutto, riesce ad aprire un varco nella memoria di Marco: un improvviso flashback lo riporta a se stesso, la mente si ravviva per un attimo e chiude in modo commovente i due atti con l’abbraccio commosso con la Moglie. Un piccolo miracolo transitorio in attesa che la nebbia compaia nuovamente.
Nel racconto torna sul palco anche Raffaele Boccuni, non nel ruolo del protagonista ma di suo padre: una figura disegnata con la consueta maestria, con tratti di guasconeria che fanno spazio alla riflessione e al dolore.
Da applausi a scena aperta la recitazione di Mimmo Cito, da anni in scena con la compagnia Troisi, più che mai convincente nel ruolo persino nei momenti di rabbia e di sconforto: una crescita artistica che sembra aver trovato il pieno compimento.
Meritano un convinto applauso tutti gli attori saliti sul palcoscenico: a partire da Patrizia Camerino che interpreta in modo credibile il ruolo della moglie- infermiera. E poi Mariella Astolfi, Paola Diliberto, Mariella Presta, Andrea Ayroldi, Irene Morrone e Raffaele Favatà: tutti hanno superato un esame particolarmente difficile con un testo ricco di vita vera e sofferenza reale.
Boccuni ormai ha intrapreso da tempo un percorso parallelo: affianca alla ricca attività di scuola di recitazione con la messa in scena di parodie e spettacoli allegri, una serie di nuovi testi teatrali incentrati sui sentimenti sull’attualità. Un percorso coraggioso che sta suscitando il consenso del pubblico.
LA VIDEO INTERVISTA A RAFFAELE BOCCUNI

Comments are closed.