CONFARTIGIANATO: “CERCHIAMO DI COMPRENDERE I NOSTRI GIOVANI”

L'intervento del segretario della sede di Taranto Fabio Paolillo

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Riceviamo e pubblichiamo una nota del segretario di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo

 

Negli ultimi tempi, a Taranto, si è parlato molto di movida, di mala movida, di ciò che accade nelle

nostre strade quando arriva la sera. Ma dietro quelle immagini, quei video, quegli esposti, c’è

qualcosa di più profondo: il disagio dei nostri giovani. Un disagio che non nasce all’improvviso, ma

affonda le radici in una solitudine silenziosa che spesso la comunità non vede o non vuole vedere.

Sono i nostri figli, i ragazzi delle nostre scuole, i giovani che dovrebbero rappresentare il futuro e

che invece, troppo spesso, sembrano vivere ai margini, come se appartenessero a un altro mondo.

Si muovono in gruppo, si riconoscono tra loro più che negli adulti, si inventano regole diverse da

quelle condivise dalla città. E, crediamo, non per cattiveria, ma perché a volte non trovano un posto

in cui sentirsi accolti, ascoltati, considerati.

Vivono immersi in un flusso continuo di sollecitazioni pericolose: l’alcol e la droga che circolano

come facili scorciatoie, l’emulazione che in gruppo diventa sfida, i social che amplificano tutto e

trasformano ogni gesto in spettacolo. Ma questi sono effetti, non cause. La fragilità vera sta nel

vuoto che si crea quando una generazione non percepisce più il valore delle regole, non riconosce il

limite, non sente di appartenere alla comunità.

E allora la domanda che investe tutti noi è semplice e urgente: abbiamo davvero parlato con questi

ragazzi? Sappiamo cosa provano, cosa desiderano, cosa temono? Abbiamo chiesto loro cosa manca,

cosa non funziona, cosa vorrebbero dalla città che anche loro abitano?

Troppo spesso rispondiamo con divieti, ammonimenti, giudizi o, peggio ancora, con l’indifferenza.

Ma la repressione, da sola, non risolve: impone, ma non educa. Ferma, ma non ascolta. E soprattutto

non costruisce alternative.

Confartigianato, come tanti, sente la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte. Il mondo

dell’artigianato, con i suoi valori antichi e profondi, è da sempre un ponte tra generazioni. Insegna

che ogni cosa ha un tempo, che si impara facendo, che l’errore fa parte del percorso, che la creatività

nasce dalla calma e dall’impegno, che niente si costruisce da soli. Può offrire ai giovani non solo un

lavoro, ma un luogo dove ritrovare se stessi, sentirsi utili, immaginare un futuro possibile.

Per questo Confartigianato vuole mettersi a disposizione, collaborare con chi ogni giorno lavora sul

territorio, con le scuole, i servizi sociali, le famiglie, le realtà educative. Vuole incontrare i giovani,

ascoltarli davvero, aprire un dialogo che non parta dall’alto, ma che si sviluppi sul loro stesso piano,

nella loro dimensione, quella che gli adulti spesso non comprendono perché il mondo cambia più

velocemente di quanto riusciamo a seguire.

Forse i nostri ragazzi vivono in un’altra dimensione sociale perché la comunità non è riuscita a

costruire per loro spazi e opportunità adeguate. Forse si sono inventati da soli modalità per colmare

un vuoto che noi adulti non abbiamo colmato. Ma questo non significa che siano perduti: significa

che chiedono attenzione, anche quando lo fanno con comportamenti che la comunità fatica ad

accettare.

Ciò che serve oggi non è cercare colpevoli, ma costruire ponti. Non puntare il dito, ma tendere la

mano. Una città che si preoccupa dei propri giovani non lo fa solo quando sbagliano: lo fa prima,

ogni giorno, con pazienza, presenza e ascolto.

Confartigianato crede che da qui possa rinascere un nuovo patto sociale, fatto di fiducia, dialogo e

responsabilità condivisa. Un patto che riconosca ai giovani un ruolo centrale e che permetta alla

comunità di crescere insieme a loro.

Taranto non può crescere senza i suoi giovani, e i giovani non possono crescere senza Taranto.

O li incontriamo adesso, o rischiamo di perderli domani. Come abbiamo apprezzato

dall’Amministrazione comunale, la risposta non è chiudere o allontanare, ma aprire un dialogo, un

percorso, una prospettiva. Una comunità è tale solo quando nessuno resta indietro, e oggi chi rischia

di restare indietro sono proprio loro.

Ascoltiamoli, comprendiamoli, camminiamo accanto a loro. Il sindaco, gli assessori, il Consiglio

comunale e le professionalità del territorio hanno mostrato disponibilità: cogliamola e lavoriamo

insieme. Confartigianato è pronta a fare la sua parte. Adesso è il momento che tutta la città faccia

la sua. Perché il futuro che costruiremo insieme ai nostri ragazzi sarà l’unico futuro possibile.

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