“Il Governo cancella la decarbonizzazione della siderurgia e utilizza le risorse rimaste senza un reale criterio”. Lo dichiara Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil, che interviene sul disegno di legge in discussione in questi giorni con norme riguardanti l’ex Ilva. “Avevamo proposto che Dri Italia potesse essere la società pubblica che si occupasse del futuro dell’ex Ilva, ma il Governo fa l’esatto contrario”, afferma Scarpa, secondo cui la scelta dell’esecutivo rappresenterebbe un passo indietro rispetto al percorso di transizione industriale.
“L’unica decisione presa dal Governo è di cancellare la decarbonizzazione e utilizzare le risorse rimaste, poco più di 600 milioni, senza alcun reale criterio”, aggiunge il coordinatore nazionale Fiom. Il sindacalista chiarisce che il tema sarà portato al tavolo convocato a Palazzo Chigi per il prossimo 28 luglio. “Anche su questo punto chiederemo spiegazioni nel corso dell’incontro”, conclude Scarpa.
LA POSIZIONE DELL’AIGI
“Taranto è in Italia. Conviene ricordarlo, perché a leggere l’ennesimo decreto calato dall’alto sembrerebbe il contrario”. Lo afferma Aigi, l’associazione delle aziende dell’indotto dell’ex Ilva, dopo la cancellazione delle risorse destinate all’impianto per il preridotto. Per Aigi non si tratta di una semplice modifica contabile, ma “di un atto politico pesantissimo” che elimina il progetto considerato simbolo della decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico.
“Quel miliardo doveva rappresentare il primo passo verso una siderurgia più pulita, verso una riconversione industriale credibile, verso una prospettiva diversa per una città che da decenni vive sospesa tra lavoro, salute, ricatti occupazionali e promesse mai mantenute”, si legge nella nota.
L’associazione contesta la scelta di riportare le risorse nella disponibilità del Ministero per altri interventi di decarbonizzazione sul territorio nazionale. “Come se Taranto non lo fosse. Come se fosse una provincia dell’impero, una colonia ottocentesca da sfruttare quando conviene e da depredare quando serve finanziare altro”, afferma Aigi.
Nel mirino anche l’incertezza sul futuro dello stabilimento e delle imprese dell’indotto. “Gli imprenditori devono sapere se ha ancora senso programmare investimenti, assumere personale, acquistare macchinari, accettare ordini, mantenere linee produttive dedicate”, sottolinea l’associazione.
Aigi chiede quindi chiarezza al Governo: “Taranto non chiede privilegi. Chiede rispetto. Chiede chiarezza. Chiede che le promesse fatte vengano mantenute”. Secondo l’associazione, “il miliardo cancellato non è solo una cifra. È il simbolo di un patto tradito”.