A TARANTO IL 1° PARCO EOLICO OFFSHORE DEL MEDITERRANEO

L'iniziativa dell'ingegner Luigi Severini

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“Con l’arrivo dei monopali fondatori nel porto di Taranto, inizia finalmente la costruzione del primo parco eolico offshore nel Mediterraneo. Orgoglioso di aver concepito, progettato, approvato e, oggi, iniziato a costruire. È un successo”. Lo dichiara Luigi Severini, ingegnere, che  a capo dello studio di Taranto che si è occupato dell’investimento. Il parco eolico offshore entrerà in esercizio a fine anno-primi del 2022. Il  parco eolico offshore sorge in un’area vicina al porto della città ma esterna allo scalo. Inoltre, se andrà a buon fine la trattativa, che deve aprirsi, tra gestore dell’impianto e Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, il porto di Taranto potrebbe essere anche alimentato da questa energia “verde”.

Nel complesso, il parco eolico è un investimento di circa 80 milioni di euro di fondi privati che fa capo a Renexia, che, a sua volta, ha inglobato le energie rinnovabili del gruppo Toto. Lo specchio di mare interessato è pari a 131.000 mq, si trova a circa 2 chilometri e mezzo dalla costa, mentre l’area demaniale marittima è di 455 mq. La concessione trentennale della Capitaneria di porto di Taranto, con avvenuta consegna ad aprile 2019, riguarda la società Beleolico srl (gestore). L’impianto è fatto da 10 turbine da 3 MW ciascuna con 30MW potenza nominale installata. La produzione stimata è di 55.600 MWh l’anno in grado di servire il fabbisogno di 18.500 famiglie.
L’intero progetto verte su fondazioni monopalo con un diametro di 4,5 metri, lunghezza totale di circa 50 metri, per 400 tonnellate di acciaio. Su queste fondazioni (parzialmente infisse nel fondale marino) saranno installate le torri da 80 metri e i rotori da 135 metri di diametro. Ultimate,invece,  le opere a terra, cioè la sottostazione elettrica e il cavidotto con scavo in trincea per la messa in sicurezza. Le opere a mare (turbine e monopali)  dovrebbero richiedere circa un mese di lavori. I dieci monopali verranno posizionati con mezzi speciali. Sono jack up vessel, navi cantiere autosollevanti. Questo perché l’uso di una diversa tipologia di nave sarebbe esposta al movimento delle onde. L’interferenza del moto ondoso con l’unità, potrebbe farla muovere dalla sua posizione non rendendo possibile l’installazione eolica offshore. Il parco eolico offshore del Mar Grande di Taranto ha un doppio primato: primo ad ottenere la piena autorizzazione, a fronte di oltre 20 progetti presentati a partire dal 2008, e primo nel  Mediterraneo. L’insediamento di Taranto ha fatto da apripista ad altri due parchi per Sicilia e Sardegna che però, diversamente da quello di Taranto, sono galleggianti, floating, situati a 30-35 km dalla costa, ed esprimono potenza ed investimenti maggiori. Gli ingegneri Luigi e Alessandro Severini, tarantini, padre e figlio, sono i progettisti che hanno firmato i tre parchi eolici.
Gli step del progetto di Taranto vedono il lancio dell’idea nel 2008. Il primo iter amministrativo, con la consegna del progetto, si è compiuto nell’anno successivo mentre il rilascio dell’autorizzazione unica è avvenuto nel 2013.

I tempi si sono dilatati sino al 2021 perché, al di là dei passaggi burocratici, ci si è scontrati prima col no del Consiglio comunale di Taranto, superato in sede giudiziaria, poi col passaggio del progetto da una compagine di imprenditori di Taranto ad un gruppo finanziario francese che l’ha ceduto a Renexia, infine col fallimento dell’iniziale fornitore delle turbine, i tedeschi di Senvion, sostituiti con i cinesi di MingYang Smart Energy. Questi ultimi sono i più grandi produttori cinesi di turbine eoliche che col parco di Tarantosi sono aggiudicati la loro prima commessa in Europa. Il passaggio da Senvion a MingYang ha determinato anche un cambio del modello di turbine ed un adeguamento del progetto. “Solo la battaglia giudiziaria per il ricorso del Comune di Taranto, che poi abbiamo vinto al Consiglio di Stato facendo anche giurisprudenza in materia, ci è costata due anni di stop – spiega Luigi Severini -. Un altro anno e mezzo è poi saltato con il fallimento di Senvion”.
“L’energia prodotta andrà alla rete e sarà una quota delle rinnovabili, ma non escludiamo che si possa alimentare anche il porto di Taranto che in questo modo acquisirebbe un bollino green” aggiunge Severini.
“Occorrerà vedere – afferma Sergio Prete, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto – che accordo riusciremo a fare col gestore. La cosa ci interessa, anche se – aggiunge Prete – ci sono già società che hanno presentato al porto di Taranto una manifestazione di interesse per fare, proprio nell’area portuale, investimenti nelle rinnovabili tra solare e mini eolico”.
Infine, gli ingegneri Severini stanno lavorando ai due grandi parchi eolici di Sicilia (Marsala) e Sardegna (costa del Sulcis). Il primo da 250 MW, il secondo da 450 MW. Un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro, di cui 750 milioni relativi alla Sicilia. Il progetto siciliano è stato sviluppato dalla società danese Copenhagen Offshore Partners con il sostegno del fondo Copenhagen Infrastructure Partners. (AGI)

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