150 MLN SPOSTATI DA BONIFICHE A SIDERURGICO, LO SCONCERTO DI TURCO

IL RACCONTO DEL VICEPRESIDENTE DEL M5S

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“Sull’ex Ilva il voto nelle commissioni Finanze e Attività produttive del Senato ha registrato 14 voti a favore e altrettanti contrari. Anche Italia Viva ha votato col centrodestra. Per le regole del Senato, in caso di parità resta il parere del Governo, contrario all’emendamento, e quindi l’emendamento è stato bocciato. Non sarà ripresentato in aula sia perché non abbiamo i numeri, sia perché probabilmente il Governo metterà la fiducia”. Lo dichiara ad AGI Mario Turco, senatore e vice presidente M5S, dopo il voto delle commissioni Attività produttive e Industria del Senato che, nell’ambito del Dl Energia, ha dato il via libera al trasferimento di 150 milioni dalla bonifica delle aree inquinate, a cura dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, alla decarbonizzazione degli impianti siderurgici di  Taranto.
A favore del trasferimento delle risorse, si sono espressi Lega, Italia Viva e Forza Italia insieme a FdI, contrari, invece, Pd, M5S e Leu. Giá col Dl Milleproroghe, ad inizio d’anno, si era cercato di trasferire i fondi, 575 milioni in questo caso, dalle bonifiche delle aree inquinate alla decarbonizzazione. Ma prima le proteste a Taranto e poi  l’opposizione di larga parte della maggioranza, Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva – a cui si aggiunge anche FdI -, bloccarono l’articolo 21 del Milleproroghe.
Nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera si creó infatti uno schieramento molto ampio contro l’articolo 21, relativo al trasferimento dei fondi, che fu quindi soppresso dal testo del Milleproroghe. Col dl Energia (o Taglia Prezzi) si è  arrivati adesso a 150 milioni per due motivi. Sia perché, prima del varo del Dl Energia, il premier Mario Draghi, parlando di acciaio, ha  ribadito la centralità dell’Ilva e dichiarato che l’azienda andava messa nelle condizioni di produrre di più anche a fronte della crisi innescata dalla guerra in Ucraina, sia perché in un’audizione sul Milleproroghe fatta a gennaio, davanti alle commissioni della Camera, i commissari di Ilva hanno indicato  i 150 milioni come possibile mediazione tra le esigenze della bonifica e quelle sulla decarbonizzazione, visto che si trattava di una somma non ancora postata, né impegnata, su specifici interventi  (la bonifica in questione riguarda le aree interne ed esterne allo stabilimento non oggetto di cessione ad ArcelorMittal). Al contrario, invece, dissero sempre alla Camera i commissari di Ilva, trasferire 575 milioni (che derivano dal miliardo fatto rientrare in Italia anni addietro dai Riva, precedenti proprietari e gestori dell’Ilva) avrebbe determinato l’interruzione delle attività di bonifica tra quelle in corso e quelle progettate.
Contro il nuovo spostamento di fondi, anche se in misura ridotta, hanno preso preso posizione contraria sia il sindacato Usb che la coalizione del centrosinistra, tra cui Pd e M5S, per le elezioni comunali di giugno a Taranto. Coalizione che in giornata tornerà a marcare il suo dissenso. “Le forze di centrosinistra e progressiste – dichiara ad AGI il sindaco uscente di Taranto, Rinaldo Melucci – avevano dato un’indicazione chiara al Governo. Noi non siamo contrari alla decarbonizzazione dell’acciaio. Lo riteniamo un passaggio fondamentale solo che deve avvenire in un quadro di chiarezza. È la chiarezza sul futuro dell’ex Ilva non c’è”. “Torniamo dunque a chiedere con urgenza un tavolo per l’accordo di programma, che non solo chiarisca che ne sará dell’ex Ilva ma riporti anche le relazioni con l’azienda in un quadro di civiltà e rispetto” conclude Melucci.

 

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