IL GRANDE AMORE DI ROSSELLA BRESCIA

L'intervista / Momento d'oro per l'artista di Martina Franca, alle prese col lavoro e con la danza. In tour con “Carmen”: lo spettacolo firmato da Luciano Mattia Cannito, regista e coreografo di fama internazionale, offre tanti spunti di riflessione sull'attualità

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di PAOLO ARRIVO

Ognuno di noi vive la propria felicità. O la ricerca della stessa, come una condanna. Puoi inseguirla col “successo”, la scalata ad ogni costo, con ogni mezzo; puoi perderla nel superfluo; ritrovarla a casa, in viaggio, e attraversarla in coda al vento. Addosso al tempo. Rossella Brescia vive la sua felicità: la riconosce, la respira, l’afferra, attraverso la danza: la sua vocazione primaria; il suo talento, coltivato e certificato (condiviso anche, a Martina Franca); il suo mondo, una conferma, una scoperta in una carriera artistica longeva e multiforme. La donna che avrebbe potuto e non ha mai puntato sulla fisicità (“l’ostentazione dell’avvenenza non mi piace, non mi interessa, né nella vita né sui social”), si gode gli anni quieti della maturità. Ora è “Carmen” nel lavoro diretto da Luciano Cannito: balletto in due atti, a cui partecipano inoltre Massimo Zannola, Francesco Porcelluzzi, Amilcar Moret e i solisti di Roma City Ballet Company. Uno spettacolo che non ha bisogno di essere pubblicizzato – campione d’incassi in Italia, vincitore del biglietto d’oro, per due stagioni di seguito (2012-2013).

Quest’anno una nuova rivisitazione, il debutto ad Orvieto, poi in scena a Gaeta. Come è andata?

“Bene. Il pubblico risponde, incuriosito dalla storia di passione attualizzata ai giorni nostri: storia di profughi, ambientata nel Mediterraneo, intrecciata al tema della violenza sulle donne. Adesso siamo al Ghione di Roma, dal 29 gennaio (stasera per chi legge, ndr) al 3 febbraio; poi in Puglia, al Mercadante di Altamura”.

A proposito dell’ambientazione e di quanto ci riporta all’attualità più forte, stringente, rispetto al tema dei migranti, qual è la tua posizione? Sei per la politica dei respingimenti o per l’accoglienza?

“Non entro nel merito di questioni che non mi competono ma, da cittadina, dico che facciamo parte di una comunità, l’Unione europea, dove dobbiamo contare maggiormente: ogni Paese deve fare la sua parte nella gestione dell’emergenza, e non soltanto il nostro. Ciò detto, il soccorso va garantito sempre: non si possono lasciar morire persone in mare. Nè abbandonarle a poche miglia dalla costa: è disumano questo, è mostruoso”.

Quanto sei legata al personaggio interpretato, e cosa riflette di te, del tuo modo di essere nella vita reale?

“Ne sono molto legata. Si tratta di un personaggio forte, carismatico, caratterizzato dalla voglia di libertà, capace di non abbandonare i propri ideali per vivere la propria vita come ha sempre voluto, sognato, desiderato. Quindi sì, in parte mi rappresenta”.

Sul piano tecnico, quanto è stata difficile la preparazione dello spettacolo?

“Impegnativo, sicuramente. Come ogni lavoro corale, richiede prove e tempo. Va ricordato che la complessità della danza non si esaurisce al gesto atletico, richiedendo uno sforzo interpretativo considerevole, al pari della recitazione”.

Ho la presunzione di credere che quando sei sul palcoscenico, quando balli per un’opera di qualità, qual è il testo di Merimée, non c’è altro che possa appagarti più di quel momento intenso – magico. Vero?

“Sì, assolutamente. Senti l’energia, il calore del pubblico a cui devi donarti completamente: è un qualcosa di unico, speciale, che ti conduce in una dimensione altra”.

Prossimamente ti vedremo in “Passi d’amore”, il nuovo cortometraggio di Fabio Matacchiera, a cui hai dato la tua partecipazione straordinaria. Cosa ha significato per te questa esperienza e quali emozioni ha suscitato?

“Premesso che il mio ruolo è stato marginale, posso affermare che è stata un’esperienza arricchente. Lo è soprattutto per i ragazzi, ai quali ogni giorno insegniamo la cultura del rispetto attraverso la danza, l’arte in generale, perché ogni difficoltà possa essere superata. Il lavoro è importante. Mi congratulo con il regista: ho avuto il piacere di conoscerlo attraverso le tematiche sociali che sa affrontare”.

E per quelle ambientali? È presidente del Fondo antidiossina onlus: nella città dell’acciaio, con coraggio e determinazione, si è sempre speso per il bene della gente, contro i soprusi dei poteri forti.

“Naturalmente. Lo conosco e lo stimo anche per quello”.

Un pensiero, dunque, alla tua terra: come vedi oggi la provincia ionica?

“È una terra stupenda, che quando posso torno ad abbracciare forte: a Martina Franca c’è la mia scuola di danza, i miei affetti. Taranto è gravata dalle sue problematiche, certo, ma vedo voglia di riscatto. Di rinascita, che però non può prescindere da una riconversione culturale. In questo serve un cambio di passo. Ricordando che la bellezza educa il mondo; la cultura, in generale, può tanto”.

Tra teatro (danza) e radio (“Tutti pazzi per RDS”), le tue giornate sono piene. Ti senti felice in questo periodo? O c’è qualcosa che ti manca?

“Sono felice e serena. Non potrei non esserlo: il lavoro nobilita l’uomo. E io ne sono totalmente immersa”.

Tu che hai lavorato anche con Lino Banfi, ritieni giusto che un uomo dello spettacolo acceda all’Unesco? Questo è un Paese che premia la meritocrazia, lo studio e la cultura?

“Banfi è stato nominato nella commissione con merito, chiamato a rappresentare l’italianità nel mondo. Chi meglio di lui può farlo? Attore popolare, che rivediamo nel personaggio di nonno Libero. Io non comprendo le polemiche. Le trovo sterili, e credo che sarebbe opportuno spostare l’attenzione sulle questioni che più contano”.

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